Il pesce scorpione raggiunge lo Stretto di Sicilia. Massima allerta per la specie aliena È stata segnalata di recente in Tunisia (Golfo di Tunisi e Stretto di Sicilia) la cattura di due esemplari di pesce scorpione Pterois miles, specie aliena originaria del Mar Rosso. Conosciuto per aver colonizzato gran parte delle coste Atlantiche occidentali e il Mediterraneo orientale, il pesce scorpione è una delle specie marine più invasive al mondo. Le lunghe e sottili spine velenose, poste sulle pinne dorsali, lo rendono estremamente pericoloso per la salute umana. Alla base di tali spine sono presenti alcune ghiandole che producono un potente veleno; nel peggiore dei casi, l’eventuale puntura può avere effetti letali per l’uomo. Il veleno si mantiene attivo dalle 24 alle 48 ore dopo la morte del pesce: la pericolosità resta, quindi, elevata anche su esemplari morti da diverse ore. La recente segnalazione di pesci scorpione in Tunisia ed in particolare nello Stretto di Sicilia, lascia ipotizzare un imminente arrivo nelle acque italiane, come già accaduto per altre specie aliene (ad esempio, il pesce palla maculato Lagocephalus sceleratus). Si ritiene dunque necessario, come peraltro indicato nelle raccomandazioni internazionali sulla mitigazione degli effetti delle specie aliene, dare ampia diffusione della notizia alla cittadinanza e alle categorie maggiormente interessate, quali le associazioni di pescatori professionisti e sportivi, i mercati ittici, i veterinari e gli altri operatori del mare. Chiunque catturi o avvisti un pesce scorpione è invitato a fotografare l’esemplare, congelarlo se possibile, dare immediata comunicazione alla Capitaneria di Porto locale e segnalare l’osservazione alla sede ISPRA di Palermo ai numeri di telefono 091/6114044-7302574 e all’indirizzo: alien@isprambiente.it .
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martedì 18 ottobre 2016
venerdì 1 luglio 2016
Il pesce luna
Il pesce luna (Mola mola dal latino mola, "macina, mola") è il più grande tra i pesci ossei (gli squali sono, invece, pesci cartilaginei). Gli esemplari più grandi possono raggiungere un'altezza di 4,2 metri, 3 metri di lunghezza e circa 2 tonnellate. La sua pellenospita fino a cinquanta specie di parassiti e microorganismi, i quali possono provocare il fenomeno della bioluminescenza.
Si tratta inoltre di un pesce estremamente longevo: si ritiene che possa superare ampiamente i cento anni di età.
In inglese viene chiamato sunfish, presumibilmente tanto per la sua forma, quanto per le sue dimensioni e per il fatto che durante le giornate di sole tende a salire alla superficie dell'acqua.
Una femmina può deporre fino a 1,5 milioni di uova per volta e fino a 300 milioni di uova durante il ciclo vitale. Le larve hanno il diametro di appena due o tre millimetri.
Il pesce luna si nutre di plancton, di piccoli pesci e di meduse.
venerdì 29 aprile 2016
Pesce palla maculato
Questa notizia ha bisogno della massima diffusione!
In Mediterraneo si sta verificando l'invasione del PESCE PALLA MACULATO (Lagocephalus Sceleratus).
E' ALTAMENTE TOSSICO AL CONSUMO ALIMENTARE. POTENZIALMENTE MORTALE!!!
Nel caso l'aveste già incontrato o lo doveste incontrare segnalate avvistamento con data e luogo!
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sabato 2 aprile 2016
Il ciclo di vita delle meduse
Gironzolando il rete ho trovato questo video veramente emozionante sul ciclo vitale delle meduse.
Dalla fase a idrogeologico fino alla fase planctonica.. intanto gustatevi il video.. in un prossimo post scriveremo nel dettaglio come nasce una medusa
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sabato 27 febbraio 2016
Il mare non vale una cicca!
I mozziconi di sigaretta sono
rifiuti pericolosi per l’ambiente e non facilmente biodegradabili. Le fibre di
acetato di cellulosa, di cui è composto il filtro, una volta immesse nell’ambiente,
non scompaiono ma vengono semplicemente frantumate: in questo modo si
accumulano nel suolo e nelle acque superficiali e marine. II danno ambientale,
viene aggravato dalle 4000 sostanze chimiche che il filtro ha assorbito durante
la combustione della sigaretta. Le cicche sono un rifiuto pieno di sostanze
tossiche e, se gettate in acqua, diventano un time‐relased di composti chimici
pericolosi.
L’emergenza ambientale provocata
dai mozziconi è frutto della mancanza di norme comportamentali, della scarsa
consapevolezza della loro pericolosità e della cattiva gestione di questo
rifiuto. Le cicche di sigaretta disperse nell’ambiente naturale non sono solo
brutte da vedere, ma costituiscono una reale minaccia per la vita acquatica e
la fauna selvatica. Già la sola nicotina presente in una sigaretta, in caso di
ingestione accidentale, potrebbe risultare mortale per un bambino in tenera
età. Test di tossicità acuta hanno evidenziato come una cicca di sigaretta in 1
litro di acqua sia in grado di uccidere più del 50% di microorganismi quali Daphnia magna, un piccolo crostaceo alla
base della catena alimentare acquatica. Sono stati trovati mozziconi nello
stomaco di pesci, uccelli, tartarughe, balene e altre creature marine. Ogni
anno milioni di animali marini perdono la vita a causa dell’ingestione di
cicche di sigaretta scambiate per cibo.
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mercoledì 27 gennaio 2016
Un mare di plastica
Circa un terzo delle plastiche prodotte finisce negli oceani tanto che si è formato quello che viene chiamato il "settimo continente" che è in continua crescita.
Uno studio del World Economic Forum realizzato da Ellen McArthur ha rilevato che a partire dagli anni '50 l’uso della plastica è aumentato di circa 20 volte ed è destinato a raddoppiare nei prossimi 20 anni, tanto che nel 2050 ci sarà più plastica che pesci in mare.
Stando al rapporto, dal 1064 ad oggi si è passati da una produzione di plastica di 15 milioni di tonnellate a circa 310 milioni. Sembra che oggi vi siano 150 milioni di tonnellate di plastica galleggiante in mare.
Per leggere il rapporto completo cliccate sotto
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sabato 9 gennaio 2016
In pericolo il Corallo di Napoli
Iniziamo il 2015 della sezione Biologia Marina condividendo un articolo dedicato al corallo rosso di Napoli che purtroppo è in pericolo a causa della presenza di numerose reti abbandonate.
Leggendo l'articolo e soprattutto guardando le foto, ci si rende conto di come sia fondamentale conoscere quest realtà per cercare di tutelare un tratto di mare così ricco per biodiversità!
Sotto il link per leggere l'articolo
mercoledì 21 ottobre 2015
Il granchio corridore atlantico
Ed eccoci a farvi conoscere un'altra specie aliena grazie agli articoli di Massimo Boyer e Francesca Scoccia.
Questa volta sotto trovate link per saperne di più sul granchio corridore atlantico.
Dal nome già si capisce da dove arriva: la prima segnalazione risale al 2000 a Linosa. Ad oggi il suo areale si è esteso anche al Tirreno settentrionale.
Ma ecco l'articolo nel quale trovate anche le caratteristiche morfologiche e la sua ecologia
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giovedì 13 agosto 2015
Le meduse: un riassunto
Visto che siamo nel clou dell'estate ecco un interessante poster riassuntivo con tutte le meduse che si possono incontrare in Mediterraneo.
Il nome è scritto in rosso, giallo o bianco a seconda del loro potere urticante.
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martedì 14 luglio 2015
Il re di triglie
Vediamo di conoscere un po' meglio questo simpatico pescetto che d'estate è uno dei soggetti preferiti dai fotografi!
Il suo nome scientifico è Apogon imberbis e il suo nome comune deriva dal fatto che per tanto tempo è stato considerato una specie di triglia senza barbigli.
La sua colorazione rossa è unica e presenta alcune macchie nere. Un'altra caratteristica che lo rende inconfondibile è la colorazione dell'occhio: nera con due linee bianche orizzontali.
Il re di triglie raggiunge al massimo i 15 cm di lunghezza; solitamente si incontra in prossimità di fondali rocciosi dove sono presenti anfratti e grotte.
In estate si sposta in acque basse per deporre le uova che vengono custodite dai maschi in bocca fino alla schiusa.
Nella foto sopra potete vedere un maschio con le uova ancora "acerbe"
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giovedì 11 giugno 2015
Proteggiamo il mare
L'estate è ormai alle porte... e come ogni anno riproponiamo i dati relativi ai tempi di degradazione in mare di alcuni dei rifiuti più comuni.
Ognuno di noi può dare il proprio contributo alla salvaguardia dell'ecosistema marino semplicemente evitando di abbandonare i rifiuti non solo in mare e in spiaggia ma in qualunque luogo
Mi piace chiudere questo post con questa frase:
"Tu non sei una goccia nell'oceano, tu sei l'intero oceano in una goccia"
Quindi ognuno di noi può fare la differenza... basta volerlo!
giovedì 30 aprile 2015
Posidonia oceanica: nuove scoperte
Nella lezione di Biologia Marina per il Corso di Pesca in Apnea si è parlato anche della prateria a Posidonia oceanica.
Posidonia, che è una pianta, riveste un ruolo fondamentale nel Mediterraneo sia da un punto di vista biologica (rifugio, nursery, zona di caccia) sia da un punto di vista geomorfologico visto che rappresenta una protezione naturale per la linea di costa.
Dagli studi fatti, si pensava che Posidonia oceanica per colonizzare il fondale avesse bisogno o comunque fosse facilitata nell'insediamento da precursori, tra cui un'altra fanerogama marina Cymodocea nodosa.
Una nuova ricerca condotta a Palermo ha documentato per la prima volta la presenza di peli adesivi che rivestono le plantule di Posidonia: questo strato adesivo permette alle plantule di ancorarsi saldamente al substrato sabbioso.
Questa scoperta tutta italiana è molto interessante in funzione delle tecniche di reimpianto con le quali si cerca di arginare i fenomeni di regressione delle praterie.
Quindi un nuovo tassello si va ad aggiungere alle conoscenze necessarie per la gestione del territorio.. in questo caso sommerso!
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martedì 7 aprile 2015
Il pesce lima
Riprendiamo la rubrica delle specie aliene in Mediterraneo!
Grazie a Massimo Boyer e Francesca Scoccia che stanno creando delle schede utilissime sia per imparare a riconoscere gli organismi ma anche per conoscere il loro areale di diffusione e le loro abitudini!
Protagonista della nuova scheda della quale trovate il link sotto è il PESCE LIMA
Buona lettura!
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sabato 28 febbraio 2015
I coralli e la plastica
I Coralli della Grande Barriera Corallina Australiana mancano micro plastica.
Questo è il risultato di una ricerca australiana.
Da ciò si capisce come è fondamentale il lavoro di riciclaggio e riutilizzo delle plastiche al fine di evitare la loro dispersione in mare
Da ciò si capisce come è fondamentale il lavoro di riciclaggio e riutilizzo delle plastiche al fine di evitare la loro dispersione in mare
Per saperne di più vi invitiamo a leggere tutto l'articolo cliccando sul link sottostante
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giovedì 8 gennaio 2015
Il pesce flauto
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| foto di Yuri Bautta da www.mondomarino.net |
Un altro capitolo di Massimo Boyer e Francesca Scoccia sulle specie che stanno arrivando in Mediterraneo.
E' la volta di Fistularia commersoni alias pesce flauto la cui prima segnalazione in Mediterraneo risale al 2000.
Come al solito vi rimandiamo all'articolo di Massimo e Francesca
sabato 27 dicembre 2014
Pesce palla in Mediterraneo
Continua il lavoro di Massimo Boyer e Francesca Scoccia sulle specie invasive in Mediterraneo.
E' la volta del pesce palla - Lagocephalus sceleratus - originario del Mar Rosso, le cui carni sono altamente tossiche anche dopo la cottura.
Il pesce palla è migrato dal Canale di Suez per arrivare in Turchia, poi Israele, Rodi e nel 2013 è stato segnalato per la prima volta a Lampedusa.
Per saperne di più vi rimandiamo all'articolo di Massimo e Francesca, nel quale il pesce palla viene descritto in dettaglio
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martedì 9 dicembre 2014
Specie invasive in Mediterraneo
Massimo Boyer e Francesca Scoccia hanno iniziato la pubblicazione di schede utili per il riconoscimento delle specie che sono entrate in Mediterraneo e per le quali gli avvistamenti stanno diventando sempre più frequenti.
Nella pagina principale abbiamo già condiviso un articolo di Massimo su questo argomento; con piacere e nell'ottica di dare un contributo alla ricerca e perchè il contributo della comunità subacquea (dagli snorkelers ai bombolari passando dai pescasub) sta diventando sempre più importante linkiamo la prima scheda prodotta da Massimo e Francesca relativa al pesce coniglio scuro.
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sabato 22 novembre 2014
Concordia: barriere sommerse come risorsa
La scienza scende in campo a sostegno della proposta del Comune del Giglio di non smantellare le strutture d'acciaio subacquee realizzate per il recupero della Costa Concordia.
Su iniziativa dell' dall'Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee il gotha della biologia marina ed esperti di scienze ambientali e di subacquea si riuniranno a Genova martedì 25 novembre all'Acquario di Genova per valutare, da un punto di vista scientifico e tecnico, la richiesta del Comune del Giglio.
L'opposizione arriva dal Ministero dell'Ambiente che ha richiesto la totale rimozione di queste strutture e il ripristino dei fondali in base all'accordo stipulato tra Costa Crociere, società assicuratrici, Ministero e Conferenza dei Servizi Stato/Regione. Le barriere sommerse, spiegano gli esperti, in determinate condizioni ambientali favoriscono la nascita di un habitat nel quale molte specie trovano riparo e protezione. Un vantaggio sia sotto il profilo biologico - diventano spesso zone di produzione e di concentrazione di specie anche d'interesse commerciale - che ludico, poiché una barriera diventa un luogo d'immersioni subacquee con ricadute economiche anche di rilievo.
La tematica si estende a situazioni analoghe in Adriatico, dove si trovano molte piattaforme petrolifere disattivate e che potrebbero essere sfruttate a fini ambientalistici e occupazionali. All'incontro sarà presente il sindaco del Giglio Sergio Ortelli. Atteso il ministro dell'ambiente Gianluca Galletti.
“In questo momento – sostiene Riccardo Cattaneo-Vietti, professore ordinario di Ecologia all’’Università Politecnica delle Marche - l’Italia ha la possibilità di ritrovarsi, senza alcun costo, una barriera artificiale già costruita e posizionata. Un’opportunità fortuita, offerta dalle piattaforme subacquee costruite all’Isola del Giglio su cui è stato posizionato il relitto della Concordia, prima di procedere al suo rigalleggiamento. Demolire queste strutture, oltre all’evidente costo, può essere ancora una volta una fonte di inquinamento per quelle acque. A questo punto, è meglio lasciar fare alla natura”.
"Prima di tutto – afferma Francesco Cinelli, già professore ordinario di Ecologia all’Università di Pisa - la proposta di smantellare tutto e di riportare il fondale “alle origini”, una volta rimossa la Concordia, fu fatta sull’onda dell’emergenza e dello shock dell’evento e di un protocollo firmato in fretta e furia, non conoscendo assolutamente quali sarebbero stati i sistemi di recupero da utilizzare e le relative strutture da mettere a mare".
Fonte: www.ansa.it
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venerdì 17 ottobre 2014
Biodiversità del Mediterraneo a rischio!
L’arrivo
di circa 1.000 tra pesci, crostacei e alghe sta modificando l’habitat marino
La più famosa è sicuramente lei, la Caulerpa taxipholia. L’alga di origine tropicale, colore verde chiaro e alto potere infestante, è stata per anni il simbolo dell’invasione «aliena» del mar Mediterraneo, colpevole di averne colonizzato i fondali rubando spazio alle specie autoctone. Ma oggi le file degli inquilini stranieri provenienti da mari esotici e lontani (specie «aliene» o «alloctone») si sono ingrossate. E contano nomi come le triglie del Mar Rosso Upeneus pori e Upeneus moluccensis, il granchio Percnon gibbesi, la medusa Rhopilema nomadica e molti altri ancora. Un’invasione biologica senza precedenti che mette a rischio la biodiversità: ogni giorno pesci e invertebrati nativi del Mare Nostrum, già stressati da pesca eccessiva e inquinamento, infatti, devono competere duramente con gli «intrusi» per preservare il proprio habitat. E la vittoria non è sempre scontata. Sotto accusa - ancora una volta - le attività umane. «Il trasporto via mare, l’acquacoltura e l’apertura dei grandi canali di comunicazione - spiega Stelios Katsanevakis, lo scienziato che guida il gruppo di ricerca che ha elaborato lo studio - hanno rimosso le barriere ambientali per le specie marine, che possono facilmente trasferirsi lontano dal loro areale naturale». Esaminando i dati di oltre 900 specie esotiche attraverso la nuova piattaforma EASIN (European Alien Species Information Network) i ricercatori sono riusciti a stabilirne la diffusione e le vie di introduzione. Più di 400 specie di pesci e invertebrati sono giunte dal Canale di Suez («specie lessepsiane»); poco più di 300 attraverso l’acqua di zavorra delle navi o attaccate alle carene. Circa 60 specie, soprattutto alghe, sono state introdotte accidentalmente attraverso l’acquacoltura. Colpevole anche il riscaldamento globale: le acque tra Turchia meridionale, Siria, Libano, Israele, Gaza, Cipro ed Egitto sono diventate notevolmente più calde negli ultimi 20 anni, quindi ideali per la sopravvivenza delle specie provenienti da Mar Rosso, Mar Arabico e Oceano Indiano. In questa regione del Mediterraneo, dice lo studio, fino al 40% della fauna marina è di origine «aliena».
A preoccupare maggiormente sono gli impatti ecologici ed economici di queste invasioni. Basti pensare ai pesci Siganus luridus e Siganus rivulatus («pesce coniglio»), insediatisi nel Mediterraneo orientale dall’Oceano Indiano, che stanno devastando le foreste di alghe brune a scapito delle specie che popolavano l’ecosistema. Sciami di meduse «aliene» (Rhopilema nomadica) appaiono lungo le coste per decine di chilometri con effetti negativi sul turismo, e addirittura in Israele ostacolano le attività di pesca. Altrove le comunità native di alghe, coralli e invertebrati muoiono per la mancanza di risorse causata dalla rapida crescita dell’alga Caulerpa cylindracea, che può formare tappeti di 15 centimetri di spessore e che colpisce molte località nel nostro paese. «In Italia le aree più colpite - precisa Katsanevakis - sono la costa orientale della Sicilia, il Mar Ligure e le coste adriatiche settentrionali nei pressi della laguna di Venezia. Le prime due aree sono interessate dalle specie trasportate dalle navi, mentre la laguna è colonizzata da quelle di acquacoltura».
Per arginare il fenomeno ed evitare nuove introduzioni, l’Organizzazione Marittima Internazionale ha adottato la «Ballast Water Management Convention», che obbliga le navi al trattamento delle acque di zavorra per eliminare i microrganismi estranei presenti. La convenzione però non è ancora entrata in vigore perché non ratificata da un numero sufficiente di Stati.
La più famosa è sicuramente lei, la Caulerpa taxipholia. L’alga di origine tropicale, colore verde chiaro e alto potere infestante, è stata per anni il simbolo dell’invasione «aliena» del mar Mediterraneo, colpevole di averne colonizzato i fondali rubando spazio alle specie autoctone. Ma oggi le file degli inquilini stranieri provenienti da mari esotici e lontani (specie «aliene» o «alloctone») si sono ingrossate. E contano nomi come le triglie del Mar Rosso Upeneus pori e Upeneus moluccensis, il granchio Percnon gibbesi, la medusa Rhopilema nomadica e molti altri ancora. Un’invasione biologica senza precedenti che mette a rischio la biodiversità: ogni giorno pesci e invertebrati nativi del Mare Nostrum, già stressati da pesca eccessiva e inquinamento, infatti, devono competere duramente con gli «intrusi» per preservare il proprio habitat. E la vittoria non è sempre scontata. Sotto accusa - ancora una volta - le attività umane. «Il trasporto via mare, l’acquacoltura e l’apertura dei grandi canali di comunicazione - spiega Stelios Katsanevakis, lo scienziato che guida il gruppo di ricerca che ha elaborato lo studio - hanno rimosso le barriere ambientali per le specie marine, che possono facilmente trasferirsi lontano dal loro areale naturale». Esaminando i dati di oltre 900 specie esotiche attraverso la nuova piattaforma EASIN (European Alien Species Information Network) i ricercatori sono riusciti a stabilirne la diffusione e le vie di introduzione. Più di 400 specie di pesci e invertebrati sono giunte dal Canale di Suez («specie lessepsiane»); poco più di 300 attraverso l’acqua di zavorra delle navi o attaccate alle carene. Circa 60 specie, soprattutto alghe, sono state introdotte accidentalmente attraverso l’acquacoltura. Colpevole anche il riscaldamento globale: le acque tra Turchia meridionale, Siria, Libano, Israele, Gaza, Cipro ed Egitto sono diventate notevolmente più calde negli ultimi 20 anni, quindi ideali per la sopravvivenza delle specie provenienti da Mar Rosso, Mar Arabico e Oceano Indiano. In questa regione del Mediterraneo, dice lo studio, fino al 40% della fauna marina è di origine «aliena».
A preoccupare maggiormente sono gli impatti ecologici ed economici di queste invasioni. Basti pensare ai pesci Siganus luridus e Siganus rivulatus («pesce coniglio»), insediatisi nel Mediterraneo orientale dall’Oceano Indiano, che stanno devastando le foreste di alghe brune a scapito delle specie che popolavano l’ecosistema. Sciami di meduse «aliene» (Rhopilema nomadica) appaiono lungo le coste per decine di chilometri con effetti negativi sul turismo, e addirittura in Israele ostacolano le attività di pesca. Altrove le comunità native di alghe, coralli e invertebrati muoiono per la mancanza di risorse causata dalla rapida crescita dell’alga Caulerpa cylindracea, che può formare tappeti di 15 centimetri di spessore e che colpisce molte località nel nostro paese. «In Italia le aree più colpite - precisa Katsanevakis - sono la costa orientale della Sicilia, il Mar Ligure e le coste adriatiche settentrionali nei pressi della laguna di Venezia. Le prime due aree sono interessate dalle specie trasportate dalle navi, mentre la laguna è colonizzata da quelle di acquacoltura».
Per arginare il fenomeno ed evitare nuove introduzioni, l’Organizzazione Marittima Internazionale ha adottato la «Ballast Water Management Convention», che obbliga le navi al trattamento delle acque di zavorra per eliminare i microrganismi estranei presenti. La convenzione però non è ancora entrata in vigore perché non ratificata da un numero sufficiente di Stati.
Fonte: www.mondomarino.net
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martedì 16 settembre 2014
Recensioni letterarie
Finalmente la mia libreria ospita questi 2 nuovi volumi dedicati al Mediterraneo!
Si tratta di 2 libri che ritengo non possano mancare sugli scaffali di ogni subacqueo che ama il Mare Nostrum!
Come dico sempre per vedere bisogna conoscere e questi libri permettono di dare un nome agli organismi che incontriamo!
Atlante di flora e fauna del Mediterraneo è arrivato alla sua 5°
edizione ed è curato da Egidio Trainito e Rossella Baldacconi.
Si tratta di una guida semplice corredata da 2150 fotografie a colori. In 432 pagine, 96 più
della precedente edizione, sono rappresentate 1240 specie diverse, fotografate
in ambiente naturale, a formare la più completa documentazione fotografica mai
pubblicata sugli organismi che popolano il Mediterraneo. Dalla Turchia alla
Spagna, dal canale di Sicilia alla Liguria,
dall’Adriatico allo stretto di Messina, tutta la varietà degli organismi
mediterranei, le specie protette e le new entries da Pacifico, Mar Rosso e
Atlantico formano un testo indispensabile per i subacquei, gli studenti e per
tutti coloro che amano il Mediterraneo.
Nudibranchi del Mediterrano descrive con immagini e testi TUTTE LE SPECIE
conosciute per il Mediterraneo appartenenti agli ordini Nudibranchia, con la
descrizione di una nuova specie, Sacoglossa, Umbraculida, Anaspidea e
Pleurobranchomorpha e cenni sugli altri. Testi rigorosi, ma semplici
introducono all’argomento e inquadrano ordini, famiglie e singole specie, per
ciascuna delle quali vengono indicate la zona biogeografica di appartenenza, le
dimensioni e le caratteristiche particolari utili al riconoscimento sul campo.
Le immagini riproducono le diverse specie in modo da consentire una facile
identificazione sul campo e nei casi di variabilità della specie sono
rappresentati più esemplari per inquadrarla. In assenza di immagini
fotografiche vengono riprodotti i disegni originali dell’autore che ha
pubblicato la specie. Infine, tavole specifiche aiutano a distinguere gruppi di
specie dall’aspetto molto simile e ad approfondire specie poco conosciute o
dalla sistematica controversa. Inoltre viene descritta una nuova specie di Tritonia
(Nudibranchia) associata al corallo rosso.
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