domenica 19 luglio 2009

L'unione fa la forza

Gli organismi hanno individuato due modalità per unirsi:
- la simbiosi
- la vita di gruppo.

In questo post vedremo qualche esempio di simbiosi...ma intanto cosa vuol dire questa parola?
Significa "vita assieme".

L'esempio più classico di simbiosi è quello che porta alla formazione della barriera corallina che si forma grazie ai coralli costruttori. I coralli vivono in simbiosi con delle alghe microscopiche che si chiamano zooxantelle e che vivono all'interno dei loro tessuti.
Le zoozantelle, grazie alla fotosintesi, producono del materiale che viene mangiato dai coralli che quindi possono crescere e nutrirsi.
In Mediterraneo l'unica madrepora di questo tipo è Cladocora caespitosa (ma questo sarà un altro racconto).

Animali come gamberetti, granchi, pesciolini appetitosi e privi di difese si associano con altri esseri come spugne, meduse, coralli che offrono loro riparo.
Questo tipo di simbiosi viene detto commensalismo: il commensale ricava un vantaggio dall'associazione perchè ha rifugio sicuro e spesso anche cibo. L'ospite è indifferente: può vivere bene anche da solo, al massimo il suo commensale lo aiuta a ripulirsi, ma non è indispensabile.

Spesso è possibile vedere tra i tentacoli della Cassiopea i piccoli di alcuni pesci pelagici che stabiliscono una simbiosi con la medusa. Loro vivono vicino (ma non troppo) ai tentacoli per trovare protezione dai loro predatori ma anche per riuscire a catturare qualcosa da mangiare.









Tra i tentacoli urticanti dell'Anenome dorato vive questo piccolo granchio che solitamente si nasconde vicino alla loro base. Il granchio riceve protezione dall'anemone e si nutre di piccoli pesci. La stessa cosa vale per questo piccolo gamberetto.

A volte sul fondo del mare nascono anche delle strane amicizie come quella della remora con la tartatuga o con lo squalo: la remora ripulisce il suo ospite dai parassiti ed in cambio ottiene da mangiare.

Ci sono poi simbiosi così antiche che i due animali sono diventati talmente dipendenti l'uno dall'altro da non poter più vivere da soli: è come se fossero un organismo solo.

L'esempio più famoso è quello del pesce pagliaccio con l'anemone: il pesce diventa immune alla puntura dell'anemone e usa i suoi tentacoli come nido per le uova e casa. Con il tempo la sua colorazione è diventata appariscente, le sue pinne sono diventate grandi e tonde non permettendogli di nuotare normalmente, quindi se non si potesse infilare nell'anemone sarebbe una facile preda.
L'anemone invece diventa grande, perde la capacità di ritirarsi completamente ma viene difesa dal pesce pagliaccio.
Questo scambio reciproco è il significato della simbiosi!



Pensate che sia finita qui?! Certo che no!! Prossimamente uscirà un altro post in cui vedremo altri esempi di simbiosi che sono legati ai pesci pulitori...quindi tenete d'occhio il blog!

venerdì 10 luglio 2009

La bavosa ruggine

La bavosa ruggine, il cui nome scientifico è Parablennius gattorugine, è uno dei pinnuti che si incontra costantemente sott'acqua. Un pesce dalle piccole dimensioni ma bellissimo da osservare sia per la livrea sia per le sue abitudini comportamentali. E' uno dei soggetti più fotografati anche perchè essendo molto curiosa si avvicina all'obiettivo...
E quindi vediamo di conoscere un pò meglio questo simpatico pescetto.

Caratteristiche. Ha il corpo abbastanza allungato e schiacciato lateralmente, con profilo arrotondato e occhi grandi situati sulla sommità del capo. Anche la bocca è molto grande. Presenta un grosso tentacolo frangiato sulla narice, sotto gli occhi. La pinna dorsale è continua. Sul corpo spiccano da sei a otto fasce verticali bruno-seppia nerastre che si estendono anche sulla dorsale. Talvolta esiste anche una linea mediana longitudinale scura. Le pettorali possono avere punteggiature rosse sulla parte posteriore. Gli esemplari giovanili sono brillantemente colorati. Generalmente raggiunge una lunghezza di 20 centimetri, ma in alcuni casi sono stati trovati esemplari che raggiungono anche i 30 centimetri. E il più grande tra tutti i blennidi.

Dove vive. Ama i luoghi con pietre di medie dimensioni e acque abbastanza basse: può vivere anche in un metro d'acqua. Si riproduce all'inizio della primavera e lascia il maschio a custodire le uova che ha deposto nelle fenditure della roccia. Il maschio, per ossigenarle, crea sopra di esse una corrente d'acqua. Inoltre, il maschio durante il periodo riproduttivo acquista una colorazione cioccolato e sviluppa ghiandole bulbose alla base dei raggi spinosi della pinna anale.

Dopo un mese le uova si schiudono e a partire da metà estate gli individui giovani si stanziano sul fondo.

martedì 30 giugno 2009

La salpa

Nei post sulle Bolle della Tribù abbiamo pubblicato qualche foto che hanno per soggetto le salpe...e quindi approfondiamo un pò la conoscenza con questo pinnuto che si incontra praticamente sempre durante le nostre uscite in mare con e senza bolle!

Il suo nome comune è Sarpa salpa ed è un pesciotto allegro, dal corpo ovale e simmetrico, con il profilo uniformemente convesso. La bocca è piccola e sporgente, proprio sulla punta del muso. In ogni mascella è presente una sola fila di denti taglienti. I denti della mascella inferiore sono triangolari e molto vicini, quelli della mascella superiore sono incavati. La pinna dorsale, come quella di quasi tutti gli Sparidi, è divisa in due parti: la prima parte è composta di raggi spinosi. la seconda di raggi molli. Il colore base è il grigio argento, ma il corpo è ravvivato da dieci a dodici strisce longitudinali dorate e molto luminose, così come sono dorate le pinne. L'occhio è giallo e sopra la base della pinna pettorale è visibile una macchia nera. Può raggiungere una lunghezza di trenta centimetri e qualche volta anche di cinquanta, superando abbondantemente il chilo di peso. Vive in folte tribù (...vedi...non siamo i soli a formare una tribù) a contatto di gomito con i compagni, come se fosse allineata in un plotone militare. E' uno dei pochi pesci erbivori del Mediterraneo; infatti si nutre esclusivamente di alghe e di foglie di Posidonia oceanica.

La riproduzione avviene all'inizio della primavera o nel tardo autunno. In un anno di vita, i pesci raggiungono una lunghezza di circa dieci-quindici centimetri.

Dove vive. È molto comune nel Mediterraneo ed è presente nell'Atlantico orientale dal Golfo di Biscaglia al Sudafrica.
Il suo habitat ideale è quello costiero, dove le alghe si mescolano alle rocce, basta che la profondità non superi i quindici-venti metri. Alla Salpa, infatti, piace la luce del sole, piacciono gli scherzi, il rumore; la confusione provocato dal moto ondoso, le asperità dei fondi tormentati e disseminati di detriti, il verde intenso dei prati di posidonie. Le tane le vanno a genio solo per brevi momenti, ma non devono essere oscuri spechi tortuosi, bensì ampie volte di pietra perfettamente illuminate a giorno. E anche in questo caso la Salpa non ci si soffermerà mai oltre il tempo necessario per attraversarle, entrando da una parte per uscire subito dall'altra. La superficie le piace così tanto, da non abbandonarla neppure quando il fondo è a una quindicina di metri più giù. Piuttosto di niente se ne starà a mezz'acqua, oppure salirà sin sotto la schiuma delle onde, per scendere di corsa verso il fondale, perennemente indecisa e perennemente in gruppo.

giovedì 18 giugno 2009

Le meduse

L'estate è praticamente arrivata...mancano pochi giorni per l'inizio ufficiale...e come ogni anni di questi periodo arrivano loro...le MEDUSE!

Le meduse fanno parte dei celenterati: il loro nome deriva dalla presenza del celenteron che è una vasta cavità corporea esclusiva di questi animali che funziona prevalentemente da cavità digerente.
In generale la principale caratteristica di questi organismi è rappresentata dalla presenza di un'ombrella corredata da una serie di tentacoli di forma variabile.

Durante l'estate ci sono due specie di meduse che si incontrano con molta facilità: Pelagia noctiluca e Rhizostoma pulmo.

Pelagia noctiluca, o medusa luminosa, ha un'ombrella a forma di cupola alta e costellata da verrucosità urticanti. L'ombrella può raggiungere i 30 cm di diametro. Dal margine ondulato partono lunghi e sottili tentacoli, che possono raggiungere anche il metro di lunghezza. Al centro, inferiormente, si notano 4 braccia orali a margini frastagliati che prolungano la bocca. La sua colorazione è rosea o bruno-giallastra. E' considerata pericolosa perchè i tentacoli sono estremamente urticanti; però secondo me la pericolosità è più legata al fatto che questi tentacoli possono essere molto lunghi e difficili da vedere in acqua.

Rhizostoma pulmo, o polmone di mare, ha una grossa ombrella a forma di campana con profilo molto convesso. La superficie esterna della cupola non è urticante. L'ombrella può raggiungere i 60 cm di diametro. Le 8 braccia orali sono grosse e frastagliate ed è proprio dalla loro forma che deriva il nome comune di questa medusa. La colorazione è biancastra opaca a riflessi cerulei ed il margine dell'ombrella è blu-violaceo.

Le meduse generalmente si nutrono di piccoli organismi che catturano con i tentacoli urticanti.

Dopo questa breve descrizione di queste due specie di meduse, un consiglio nel caso in cui veniste pizzicati da un tentacolo: le meduse "pungono" perchè possiedono nell'epidermide dei tentacoli e della bocca degli organelli urticanti detti cnidoblasti che hanno una funzione offensiva/difensiva. Si tratta di cellule che contengono una capsula al cui interno ci sono del liquido tossico ed un filamento avvolto a spirale.
Quando uno cnidoblasto viene sfiorato da un corpo estraneo la capsula si apre liberando liquido e filamento.
Il veleno è termolabile quindi se si mette la parte "ustionata" dalla medusa a contatto con un corpo caldo l'effetto del liquido tossico sparisce in breve tempo. Potete utilizzare acqua calda non bollente, un sasso caldo o della sabbia; l'importante è non sfregare assolutamente ma solo appoggiare la fonte di calore.

Alla prossima!

giovedì 11 giugno 2009

Armi e strategie per vivere

La vita nel mare è una gara continua tra predatori e prede: da una parte c'è chi perfeziona sistemi per procurarsi da mangiare e dall'altra parte c'è chi cerca di difendersi escogitando sistemi che gli permettano di non essere mangiato.
In questa gara senza esclusione di colpi ogni mezzo è lecito...si passa all'uso di armi chimiche fino all'utilizzo delle colorazioni (argomento trattato già in parte nel post precedente).

Noi siamo portati a pensare che il modo migliore per evitare il nemico sia quello di scappare e nascondersi, ma questo non lo possono fare tutti: a volte la preda è un organismo che si muove con difficoltà o addirittura non si muove per niente.
Questi animali non potendo fuggire hanno evoluto una difesa/offesa specializzandosi come produttori di armi chimiche.

Molti pesci hanno spine velenose che sono un ottimo sistema per scoraggiare il predatore. I più famosi tra i pesci velenosi sono gli scorfani. Sono predatori a loro volta, ma a causa della loro scarsissima mobilità sarebbero esposti al rischio di predazione.
Eppure pochi osano mangiarli: la loro pinna dorsale ha delle spine velenose.

Anche la tracina, che vive sui fondali sabbiosi, ha la pinna dorsale con le spine velenose e si comporta come lo scorfano.
I veleni dei pesci hanno una caratteristica comune: dopo la puntura il dolore è forte ed immediato ma il veleno è termolabile quindi si neutralizza con il calore.
Quindi se mai doveste essere punti da uno di questi 2 pesci il metodo migliore per "sconfiggere" il veleno è usare il calore (per esempio acqua calda) e soprattutto non sfregare sulla puntura!

Anche il veleno delle meduse si sconfigge con il calore: il veleno è contenuto in cellule urticanti della pelle.




Anche i nudibranchi sono sgraditi ai pesci e agli altri predatori perchè accumulano sostanze tossiche e/o repellenti nel loro corpo grazie all'alimentazione fatta soprattutto di spugne ed idrozoi.

L'argomento veleni è spesso legato all'uso dei colori: chi è velenoso ha interesse a farsi riconoscere perchè in questo modo eviterà di essere predato. Quindi vengono usate colorazioni appariscenti e difficili da dimenticare.
A volte chi mostra dei colori vivaci non è velenoso ma mente sulla sua vera natura per ingannare il predatore.
Il pesce palla non è commestibile a causa del suo veleno mortale; il pesce lima ne riproduce perfettamente la livrea, quindi il pesce lima sarebbe commestibile ma in questo modo evita di essere mangiato!

venerdì 5 giugno 2009

L'orata


Viste le ultime pescate di Francè e le belle catture di Gianni che avevano come denominatore comune l'ORATA parliamo un pò di questo pesce per saperne un pò di più.

Il suo nome scientifico è Sparus auratus perchè sul capo, tra gli occhi, ha una specie di mezzaluna color oro. Ha un corpo alto, ovale e massiccio. Il profilo è ripido e leggermente convesso.
La mascella superiore è lievemente più lunga di quella inferiore e le labbra sono carnose ed evidenti. Ha da quattro a sei denti conici molto robusti nella parte anteriore di ciascuna mascella, seguiti da quattro o cinque file di denti molariformi nella mascella superiore e da tre o quattro file nella mascella inferiore.

La pinna dorsale è unica, ma mentre la parte anteriore è dotata di spine robuste, quella posteriore è costituita da raggi molli. La coda è potente e forcuta, la pinna pettorale è lunga e sottile. La pinna pelvica ha un raggio spinoso e cinque raggi molli. Il colore è grigio o brunito sul dorso, argenteo sui fianchi, bianco sul ventre. All'origine della linea laterale c'è una macchia scura molto evidente, mentre il bordo esterno dell'opercolo presenta una chiazza scarlatta.
La caratteristica macchia d'oro visibile sulla fronte scompare dopo la morte dell'animale. Può arrivare a una lunghezza di settanta centimetri e a una decina di chili di peso. Solitamente l'orata vive in gruppi costituiti e si ciba di crostacei e di molluschi, che divora in gran quantità, triturandone i gusci con le formidabili mascelle.
La riproduzione avviene in autunno, tra ottobre e dicembre e, al contrario di molte specie che nel periodo degli amori si avvicinano alla costa, essa si sposta in zone più profonde, dove l'acqua è più limpida e più pura.
Si tratta di una specie ermafrodita proterandrica: quindi gli esemplari più piccoli (età 1-2 anni) sono tutti maschi, mentre quelli più grossi (superiori ai 25-30 cm) sono femmine.

L'Orata è diffusa nel Mediterraneo e nell'Atlantico orientale; predilige e acque tiepide e pertanto è facile trovarla lungo la costa d'estate e al largo d'inverno. L'Orata si trova perfettamente a suo agio nelle acque salmastre delle lagune, specialmente dove ci sono i vivai di mitili, con i quali fa lauti banchetti, ma non disdegna neppure i fondali rocciosi, ricchi di scogli, di canaloni e di spaccature. L'Orata non ama le profondità abissali, ma non si lascia sorprendere nemmeno dove l'acqua è troppo bassa: di solito la si incontra dai dieci-quindici metri ai cinquanta-sessanta. Per cui la pesca in apnea è quasi sempre impegnativa e difficile.

venerdì 29 maggio 2009

La colorazione dei pesci


Come promesso cominciamo a parlare un pò della colorazione dei pesci....non riusciremo a dire tutto in una volta perchè l'argomento è veramente molto ampio...però bisogna pur cominciare da qualche parte!

Spesso e volentieri i colori sono associati ai veleni: chi è velenoso ha interesse a farsi riconoscere perchè in questo modo eviterà di essere disturbato.
Invece i pesci, nella maggior parte delle volte, non sono velenosi ma sono comunque molto colorati. Perchè? Qual è il significato dei loro colori?

I colori rappresentano il linguaggio dei pesci che, in questo modo, riescono a comunicare con i pesci della propria e di altre specie.

Alcuni pesci hanno una grossa macchia tondeggiante sulla parte posteriore del corpo: a cosa serve?

Assomigliando ad un occhio, alcuni dicono che serve per confondere il predatore sulla direzione della preda; altri pensano che una grossa macchia faccia pensare al predatore di avere davanti un grosso pesce.








Tante specie hanno una banda verticale che copre l'occhio: in questo modo il predatore non riesce a vedere bene l'occhio ed il muso della preda.
C'è poi anche l'alternanza di strie chiare e scure, con un forte contrasto. In questo modo la sagoma del pesce viene spezzata ed il predatore la confonde con il fondo.

Altri pesci invece indossano la "tuta mimetica" quindi assumono i colori dell'ambiente in cui vivono per non farsi vedere; altri addirittura modificano la forma del loro corpo per essere ancora più mimetici!

Il pesce ago vive in mezzo alla Posidonia oceanica e sembra proprio una foglia!

La sogliola vive sulla sabbia ed ha appiattito il suo corpo che riprende i colori del fondale!


Naturalmente non è finita qui!!
C'è ancora tanto altro da dire...lo scopriremo nella prossima puntata!!