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sabato 18 gennaio 2014

L'inaspettata efficienza locomotoria delle meduse

 
Contrariamente a quanto creduto, il sistema di propulsione di questi celenterati sfrutta i vortici che il loro movimento crea nell'acqua per abbattere i costi energetici di spostamento. Il risparmio di risorse così ottenuto è investito nella crescita e nella riproduzione, rendendo le meduse molto competitive rispetto ai pesci.
 
i ricercatori hanno esaminato la medusa quadrifoglio (Aurelia aurita) valutandone i costi energetici di spostamento e mettendoli a confronto con quelli di svariate altre specie, dai cefalopodi ai pesci passando per i crostacei. Da questa analisi è risultato che, una volta tenuto conto delle differenze fra i tassi metabolici delle diverse specie, le meduse, contrariamente a quanto pensato, usano uno dei metodi di propulsione energeticamente più efficienti del mondo animale che consente loro di raggiungere un costo di trasporto (misurato in joule per chilogrammo per metro) inferiore a quello degli altri animali.
Queste prestazioni sono rese possibili da un meccanismo unico di ricattura passiva dell'energia. Grazie a una serie di tecniche di visualizzazione dei moti dell'acqua
messi a punto di recente e calcoli di fluidodinamica computazionale, i ricercatori hanno valutato che la formazione di vortici ad anello sotto l'ombrello (come è chiamata la caratteristica struttura a sacco delle meduse) durante la fase di allargamento che precede la fase di spinta, permette all'animale di migliorare del 48 per cento il costo dello spostamento. Questo si traduce in una richiesta energetica inferiore, che permette di liberare risorse utili a raggiungere grandi dimensioni, che a loro volta permettono di entrare in contatto con un maggior numero di prede, e alla riproduzione.
 
Sotto trovate il link del video che spiega il sistema di propulsione

La scoperta, osservano i ricercatori, potrà avere interessanti ricadute per la progettazione di dispositivi subacquei che richiedano una propulsione dai bassi consumi energetici.
 
 

sabato 17 agosto 2013

... a proposito di meduse..


Nel post precedente si è parlato del meteomeduse.
 
Visto che tutti gli snorkelisti mi chiedono informazioni sulle meduse che si incontrano in questo periodo ecco un breve articolo per descriverle e con le norme di comportamento in caso di incontri un po' troppo ravvicinati!
 
Le meduse fanno parte dei celenterati: il loro nome deriva dalla presenza del celenteron che è una vasta cavità corporea esclusiva di questi animali che funziona prevalentemente da cavità digerente.
In generale la principale caratteristica di questi organismi è rappresentata dalla presenza di un'ombrella corredata da una serie di tentacoli di forma variabile.

Durante l'estate ci sono due specie di meduse che si incontrano con molta facilità: Pelagia noctiluca e Rhizostoma pulmo.
Pelagia noctiluca, o medusa luminosa, ha un'ombrella a forma di cupola alta e costellata da verrucosità urticanti. L'ombrella può raggiungere i 30 cm di diametro. Dal margine ondulato partono lunghi e sottili tentacoli, che possono raggiungere anche il metro di lunghezza. Al centro, inferiormente, si notano 4 braccia orali a margini frastagliati che prolungano la bocca. La sua colorazione è rosea o bruno-giallastra. E' considerata pericolosa perchè i tentacoli sono estremamente urticanti; però secondo me la pericolosità è più legata al fatto che questi tentacoli possono essere molto lunghi e difficili da vedere in acqua.

Rhizostoma pulmo, o polmone di mare, ha una grossa ombrella a forma di campana con profilo molto convesso. La superficie esterna della cupola non è urticante. L'ombrella può raggiungere i 60 cm di diametro. Le 8 braccia orali sono grosse e frastagliate ed è proprio dalla loro forma che deriva il nome comune di questa medusa. La colorazione è biancastra opaca a riflessi cerulei ed il margine dell'ombrella è blu-violaceo.

Le meduse generalmente si nutrono di piccoli organismi che catturano con i tentacoli urticanti.

Dopo questa breve descrizione di queste due specie di meduse, un consiglio nel caso in cui veniste pizzicati da un tentacolo: le meduse "pungono" perchè possiedono nell'epidermide dei tentacoli e della bocca degli organelli urticanti detti cnidoblasti che hanno una funzione offensiva/difensiva. Si tratta di cellule che contengono una capsula al cui interno ci sono del liquido tossico ed un filamento avvolto a spirale.
Quando uno cnidoblasto viene sfiorato da un corpo estraneo la capsula si apre liberando liquido e filamento.
Il veleno è termolabile quindi se si mette la parte "ustionata" dalla medusa a contatto con un corpo caldo l'effetto del liquido tossico sparisce in breve tempo. Potete utilizzare acqua calda non bollente, un sasso caldo o della sabbia; l'importante è non sfregare assolutamente ma solo appoggiare la fonte di calore.

martedì 16 luglio 2013

Meteo meduse


Ritorna anche quest'anno il "MeteoMeduse": la ricerca scientifica promossa dall'Università del Salento-Conisma e Ciesm.
Se avvistate delle meduse potete segnalarlo utilizzando il sito
 
 
... e nonostante l'estate non sia calda gli avvistamenti sono molto numerosi. Ecco cosa dice in proposito Ferdinando Boero dell'Università del Salento sia in merito al meteomeduse sia sul fatto che se ne stanno vedendo parecchie
"Si tratta di un esperimento di scienza dei cittadini che coinvolgendo e informando i bagnanti sulle meduse, stimola l’alfabetizzazione sui temi ambientali, azione su cui anche l’Unione Europea si sta orientando dopo aver constatato che non c’è cultura della natura in Europa. 
 
Solitamente il profilare delle meduse viene associato al surriscaldamento globale ma quest’anno, con l’estate che arranca nel Vecchio Continente, vediamo che la causa prevalente è l’eccesso di pesca. Abbiamo depauperato le specie ittiche che si nutrono di plancton; ci sono meno larve e le meduse hanno pertanto meno concorrenti per la loro dieta. E così crescono e si moltiplicano. La novità, come avvenuto per i funghi, è che i bagnanti hanno preso confidenza con queste specie marine, sanno ad esempio che quelle più urticanti hanno lunghi tentacoli, e arrivano ad apprezzare la bellezza degli esemplari innocui".

Fonte: www.lastampa.it

lunedì 3 dicembre 2012

Le meduse e il segreto dell'immortalità

 
Da millenni, l’uomo ha cercato disperatamente la ricetta dell’elisir di lunga vita, il segreto dell’immortalità. Uno studio, iniziato molti anni fa e ripreso nell’ultimo periodo, ha dimostrato come l’immortalità esista, ma, purtroppo non è l’uomo l’essere che può beneficiarne.
Esiste un solo essere vivente che può vivere all’infinito; l’unico che può definirsi a pieno titolo immortale; è la medusa Turritopsis dohrnii, la quale è in grado di trasformarsi di nuovo in polipo e ricominciare da capo la sua vita.
La scoperta risale, addirittura, all’estate del 1988, quando Christian Sommer, un ventenne tedesco studente di biologia marina, si trovava sulla riviera di Rapallo, per studiare piccoli invertebrati simili a meduse o a coralli molli, l’Hydrozoa. Facendo ogni mattina snorkeling nelle acque del mar ligure, Sommer si imbatté in questa particolare specie di medusa, la Turritopsis dohrnii, oggi comunemente conosciuta come la medusa immortale.
Il giovane osservò la medusa per giorni e si accorse che l’essere non solo non moriva, ma sembrava ringiovanire di giorno in giorno fino a ricominciare un nuovo ciclo vitale.
 
La scoperta incuriosì alcuni biologi genovesi che vollero approfondire gli studi su questa particolare specie di medusa e nel 1996 pubblicarono un dossier in cui dimostrarono come questa medusa potesse, in ogni fase della propria vita, trasformarsi di nuovo in un polipo, scampando così alla morte. Questa scoperta, rivelarono gli scienziati, sembrò sfatare la legge fondamentale del mondo naturale, ovvero quella per cui si nasce e poi si muore.
 
Tuttavia, al di fuori dell’ambito accademico, la scoperta non riscosse molto interesse; ma a 16 dalla pubblicazione del dossier, molti sono stati i passi in avanti, si è, infatti, scoperto, che il processo di ringiovanimento della Turritopsis dohrnii è causato da un forte stress ambientale o da aggressioni fisiche. Inoltre, non è da escludere che le cellule della medusa immortale subiscano un processo di transdifferenziazione, ovvero le cellule si convertono da un certo tipo ad un altro, ad esempio, una cellula della pelle che si trasforma in una cellula nervosa; come avviene nelle cellule staminali umane.
 
L’inversione del ciclo della vita rimane comunque un mistero; coltivare in laboratorio questa medusa è un’impresa a dir poco ardua; finora, l’unico ad esserci riuscito è il giapponese Shin Kubota; il quale accudisce e studia il suo esemplare da 15 anni.
Negli ultimi decenni la medusa immortale si è diffusa in tutti gli oceani del mondo; probabilmente sfruttando l’autostop delle navi da carico; la specie è molto diffusa, oltre che nel Mediterraneo, anche a largo delle coste di Panama, della Spagna, della Florida e del Giappone. Un’invasione silenziosa di un essere immortale.
 
 

giovedì 18 giugno 2009

Le meduse

L'estate è praticamente arrivata...mancano pochi giorni per l'inizio ufficiale...e come ogni anni di questi periodo arrivano loro...le MEDUSE!

Le meduse fanno parte dei celenterati: il loro nome deriva dalla presenza del celenteron che è una vasta cavità corporea esclusiva di questi animali che funziona prevalentemente da cavità digerente.
In generale la principale caratteristica di questi organismi è rappresentata dalla presenza di un'ombrella corredata da una serie di tentacoli di forma variabile.

Durante l'estate ci sono due specie di meduse che si incontrano con molta facilità: Pelagia noctiluca e Rhizostoma pulmo.

Pelagia noctiluca, o medusa luminosa, ha un'ombrella a forma di cupola alta e costellata da verrucosità urticanti. L'ombrella può raggiungere i 30 cm di diametro. Dal margine ondulato partono lunghi e sottili tentacoli, che possono raggiungere anche il metro di lunghezza. Al centro, inferiormente, si notano 4 braccia orali a margini frastagliati che prolungano la bocca. La sua colorazione è rosea o bruno-giallastra. E' considerata pericolosa perchè i tentacoli sono estremamente urticanti; però secondo me la pericolosità è più legata al fatto che questi tentacoli possono essere molto lunghi e difficili da vedere in acqua.

Rhizostoma pulmo, o polmone di mare, ha una grossa ombrella a forma di campana con profilo molto convesso. La superficie esterna della cupola non è urticante. L'ombrella può raggiungere i 60 cm di diametro. Le 8 braccia orali sono grosse e frastagliate ed è proprio dalla loro forma che deriva il nome comune di questa medusa. La colorazione è biancastra opaca a riflessi cerulei ed il margine dell'ombrella è blu-violaceo.

Le meduse generalmente si nutrono di piccoli organismi che catturano con i tentacoli urticanti.

Dopo questa breve descrizione di queste due specie di meduse, un consiglio nel caso in cui veniste pizzicati da un tentacolo: le meduse "pungono" perchè possiedono nell'epidermide dei tentacoli e della bocca degli organelli urticanti detti cnidoblasti che hanno una funzione offensiva/difensiva. Si tratta di cellule che contengono una capsula al cui interno ci sono del liquido tossico ed un filamento avvolto a spirale.
Quando uno cnidoblasto viene sfiorato da un corpo estraneo la capsula si apre liberando liquido e filamento.
Il veleno è termolabile quindi se si mette la parte "ustionata" dalla medusa a contatto con un corpo caldo l'effetto del liquido tossico sparisce in breve tempo. Potete utilizzare acqua calda non bollente, un sasso caldo o della sabbia; l'importante è non sfregare assolutamente ma solo appoggiare la fonte di calore.

Alla prossima!