martedì 14 maggio 2013

La verdesca

 
La verdesca (Prionace glauca (Linnaeus, 1758)) è uno squalo appartenente alla famiglia Carcharhinidae che abita acque profonde temperate e tropicali in tutto il mondo. Predilige temperature più fredde.
La verdesca è uno squalo oceanico ed epipelagico che si trova in tutto il mondo in acque temperate e tropicali dalla superficie fino a profondità di 350 metri. Era abbastanza comune nel Mar Mediterraneo, soprattutto in Adriatico, ma sempre molto al largo, mentre oggi il loro numero è in diminuzione.
I calamari sono una preda importante per le verdesche, ma la loro dieta include anche seppie e polpi pelagici, nonché aragoste, gamberi, granchi, un gran numero di pesci ossei, squali più piccoli, carcasse di mammiferi marini ed occasionalmente anche uccelli marini. Le verdesche sono state osservate muoversi in gruppi per raggruppare le prede e poterle catturare più facilmente. Raramente si nutrono anche di tonni, che al contrario sono stati osservati mentre seguono le verdesche che cacciano in gruppo e si nutrono di prede abbandonate o in fuga.
Le verdesche adulte non vengono predate regolarmente, se si escludono l'uomo .
Si stima che tra i 10 ed i 20 milioni di esemplari vengano uccisi ogni anno durante le battute di pesca. La carne è commestibile, ma non considerata particolarmente pregiata; viene consumata fresca, essicata, affumicata o sotto sale ed inoltre viene utilizzata per produrre farina di pesce. La pelle viene utilizzata per produrre cuoio, le pinne per la zuppa di pinne di squalo, il fegato per l'olio. Per la loro velocità e bellezza estetica, a volte sono cacciati per motivi ludici. Da non dimenticare che la Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha inserito la carne di squalo, e quindi anche di questa specie (assieme a quella di Pesce spada ed alcune altre specie di pesci predatori pelagici) tra quelle che bambini e donne incinte dovrebbero evitare di mangiare per i rischi legati alle intossicazioni da mercurio e da altri metalli pesanti.

giovedì 25 aprile 2013

Fish dependence day

 
 
E' scattato il 'Fish dependence day', giorno in cui si è tecnicamente esaurito il pesce made in Italy e si comincia a mangiare quello importato. Dal 15 aprile, infatti, mangeremo solo pesce d'importazione, mentre dal 4 luglio si esauriranno anche le riserve europee.
Ovvero, immaginando di portare in tavola esclusivamente pescato italiano, a partire da questa settimana non avremmo nulla da mettere nel piatto. A lanciare l'allarme sulla fine delle scorte nazionali è il rapporto di Ocean2012, un coordinamento di 200 organizzazioni che si battono per trasformare la Politica europea della Pesca per fermare la pesca eccessiva.
 
In sostanza, sottolinea Ocean2012, ''le scorte nazionali si esauriscono sempre prima, costringendo materialmente i consumatori a dipendere dalle importazioni di pesce per il proprio fabbisogno. Per l'Italia il grado di autosufficienza è sceso dal 32,8% al 30,2% negli ultimi due anni. E nonostante un consumo leggermente inferiore, il nostro Paese è di fatto sempre più dipendente dal pesce proveniente da acque non-europee. L'Italia rimane dipendente dal pesce extracomunitario per sostenere circa il 70% dei suoi consumi''.
 
''Abbiamo 104 giorni di 'autonomia ittica' all'anno. Un vero paradosso per il nostro paese, circondato da 8000 km di costa e che un tempo godeva di un mare sano e pescoso - sottolinea Serena Maso, coordinatrice nazionale di Ocean2012 -. La popolazione mondiale cresce, il consumo di pesce pro capite aumenta (+3,6% l'anno) e i pescherecci diventano sempre più potenti. Si pesca perciò troppo, a un ritmo più veloce del tasso di riproduzione degli stock ittici.
 
Il collasso del pesce azzurro è già stato più volte annunciato da Greenpeace, in particolare nell'Adriatico, dove acciughe e sardine stanno scomparendo. "È colpa del crescente numero di imbarcazioni autorizzate dal governo a pescare queste popolazioni ittiche, anche grazie all'artificio delle licenze di pesca sperimentale, che di sperimentale hanno ben poco" sostiene l'associazione ambientalista. Come quelle che da anni consentono la pesca con il metodo della "volante a coppia", che cattura pesci sotto taglia, compromettendo quindi la capacità riproduttiva della specie.
Una sorte analoga sembra essere riservata al tonno rosso Mediterraneo, specie ormai sull’orlo del collasso, come emerge dalle stime che denunciano una riduzione del suo stock di circa l’80%. Il tonno costituisce una parte fondamentale della dieta di milioni di persone e nella versione 'in scatola' è certamente il pesce più consumato al mondo.
 

martedì 9 aprile 2013

Un mare da difendere!

La stagione balneare si sta avvicinando a grandi passi (anche se non sembra) e dopo aver passato l'inverno ad osservare tutto quello che il mare dopo le burrasche ci ha restituito, abbiamo pensato di riproporre alcuni cartelloni protagonisti delle campagne di sensibilizzazione per la protezione dell'ambiente che ci vogliono ricordare come il mare non sia una immensa pattumiera e come i rifiuti, che spesso vengono abbandonati incivilmente sulle spiagge e non solo, siano brutti da vedere ma soprattutto siano fonte di pericolo per gli animali marini!
 

giovedì 14 marzo 2013

Buone notizie per gli squali

 
La comunità internazionale ha acconsentito a limitare la cattura e il commercio di 4 specie di squali. I 178 Paesi membri della Convenzione sul Commercio Internazionale di Flora e Fauna (Cites), riuniti da più di una settimana a Bangkok, hanno deciso di proteggere lo squalo pinna bianca oceanico (longimanus) e tre specie di squali martello. I Paesi asiatici, capitanati da Giappone e Cina - dove il brodo di pinne di pescecane è considerata una prelibatezza culinaria - hanno cercato invano di bloccare la proposta, sponsorizzata dai Paesi latinoamericani e dagli Usa.
La decisione di aggiungere le specie all'appendice 2 del Cites, che stabilisce un mercato legale molto regolato per le specie elencate e non minacciate dall'estinzione, non è ancora comunque definitiva: nonostante la proposta abbia ricevuto i due terzi dei voti richiesti, si dovrà attendere fino all'ultimo giorno della Convenzione perchè la decisione sia ratificata nella sessione plenaria del Cites.

mercoledì 20 febbraio 2013

Salviamo le mante

 
Le Mante sono sempre di più prese di mira dai bracconieri per le loro particolari branchie.
Unite ad altri ingredienti, si utilizzano le branchie di manta per produrre una sorta di prodotto tonico che, la credenza popolare, indica come curativo di una gran varietà di disturbi. Numerose ricerche hanno invece evisenziato che questo prodotto non ha alcun fondamento nella medicina tradizionale cinese e non ci sono prove scientifiche a sostegno di tali affermazioni. 
La petizione che vi chiediamo di firmare è specificamente rivolta ai delegati dellaCITES (la Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie di Faunae Flora Selvatiche) in ciascuno dei 177 paesi firmatari. CITES è l'unico trattato internazionale istituito perproteggere le specie in via di estinzione ed è considerato vincolante per i paesi membri. Ogni 3 anni questo organismo si riunisce per votare le specie da proteggere ai sensi della convenzione. Il 4 ottobre 2012 è stato annunciato ufficialmente che Brasile, Ecuador e Colombia hanno presentato la proposta di avere le Mante elencate nell'appendice II del prossimo convegno che si terrà a Bangkok dal 3 al 14 marzo 2013. Con la proposta di inserire le Mante come specie protetta, spetta poi solo ai paesi membri di votarne la ratifica ufficiale. La maggioranza dei due terzi dei voti sarà di vitale importanza per garantire la tutela internazionale delle Mante. La petizione è rivolta ai membri votanti con lo scopo di porre nella massima attenzione il caso e di sensibilizzarli al punto da convincerli a votare a favore della proposta.
Se volete aiutarci a conservare le mante, v’invitiamo afirmare e a condividere la petizione on-line sostenuta dall’associazione onlus “Manta Trust”.
 
Vogliamo arrivare ad un milione di firme in tutto il mondo e così come il mare non è altro che la somma di tante gocce d’acqua, così la tua singola firma, assieme a tutte quelle di persone sensibili come te, contribuirà ad ottenere questo importante risultato.
 
Per firmare la petizione cliccate il link a fianco : MANTA

martedì 5 febbraio 2013

Ha ucciso uno squalo bianco: carcere per il pescatore


Un anno di carcere con la condizionale per aver pescato ed ucciso un grande squalo bianco, specie protetta che, una volta catturata, viene esibita dagli amanti della pesca come trofeo simbolo di coraggio.
La sentenza - senza precedenti - emessa da un tribunale sudafricano contro un pescatore ha fatto esultare gli ambientalisti, ma anche il ministro dell'Agricoltura e della Pesca.
Leon Bekker è stato condannato anche al pagamento di una multa di 120.000 rand (10.000 euro). "Il fatto che le autorità abbiano assunto una posizione chiara è un'eccellente indicazione del loro impegno in difesa delle specie protette", ha commentato Eleanor Resa-Hutchings, portavoce per il WWF Sud Africa, auspicando che la storica sentenza costituisca un deterrente. Il Sud Africa è stato il primo paese ad adottare una legge per proteggere i grandi squali bianchi, circa 1.200 esemplari che prosperano al largo della costa del KwaZulu-Natal (est) e che arrivano a misurare fino a 3,5 metri di lunghezza. Diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti, hanno seguito l'esempio del Sud Africa. Guancia, denti, pelle, carne e olio di fegato dei grandi squali bianchi hanno anche un redditizio sbocco commerciale
 
Fonte: www.ansa.it

mercoledì 9 gennaio 2013

Filmato per la prima volta un calamaro gigante!

Per la prima volta una telecamera riesce a filmare un calamaro gigante nel suo ambiente, a 900 metri di profondità nelle acque del Pacifico.
L’impresa si deve ad un’equipe del Museo scientifico nazionale giapponese che ha lavorato in collaborazione con la rete televisiva pubblica giapponese Nhk e quella americana Discovery Channel, ed è stata realizzata il 10 Luglio scorso.
 
Grazie ad essa possiamo intraprendere un lungo ed emozionante viaggio nel più profondo degli abissi, la dimora dell’Architeuthis, il calamaro gigante.
Di colore argenteo, il calamaro gigante era stato dapprima individuato a 630 metri di profondità, da un gruppo di scienziati all’interno di un sottomarino, a circa 15 chilometri ad est dell’isola di Chichi, nel Pacifico del nord. Il sommergibile, con tre persone a bordo, lo ha poi seguito fino a 900 metri di profondità, finchè l’animale non è scompraso nel buio degli abissi.
La Nhk ha ora diffuso le immagini del calamaro gigante. Il corpo soltanto (senza contare le braccia e i tentacoli), risulta lungo 3 metri, mentre la lunghezza totale si stima essere di circa otto metri, secondo quanto rivelato da Tsunemi Kubodera, del Museo scientifico giapponese. Quest’ultimo ha spiegato anche che, “i due principali tentacoli risultano amputati”, per ragioni ancora sconosciute agli scienziati.


 

 
Ed ecco un video che gira in rete!