giovedì 11 novembre 2010

Pesci tropicali all'Isola di Gallinara

L’isola che si affaccia su Albenga e Alassio è destinata a diventare simbolo di una nuova riserva marina. La Cernia bruna è tornata nel suo habitat naturale, ma i fondali dove ci sono relitti risalenti al V secolo a. C. sono stati colonizzati anche da specie ittiche provenienti da mari più caldi. Pesci come la “bavosa africana”, lo “scorfano di Madeira” e la “donzella pavone” si sono impadroniti in parte del bacino circostante la Gallinara.
Questi sono i risultati di un monitoraggio condotto lungo diverse miglia di costa da  Andrea Molinari, biologo marino, presidente della Cooperativa di ricerca “RSTA” di Genova. L’attenta visione del mondo sommerso ha permesso di evidenziare la presenza di una fauna ittica di ragguardevoli dimensioni. Inoltre è stato anche accertato che è iniziato un consistente ripopolamento delle aree limitrofe a quello che dovrà diventare “parco naturale”, con evidenti benefici per la pesca.
Quindi la grande “tartaruga” che sembra galleggiare a poche centinaia di metri dalla terraferma diventerà simbolo di protezione di quella variegata popolazione ittica che sembra, di giorno in giorno, mutare dando al Mediterraneo l’imprimatur definitivo di mare adeguato anche al vivere di pesci abituati in acque sicuramente più calde. L’incursione termica, certamente, continuerà ad essere al centro della sperimentazione scientifica.

lunedì 18 ottobre 2010

Nuove specie in Mediterraneo


Ormai, sempre più spesso si sente parlare di specie "aliene" in Mediterraneo.
Ma cosa sono?
Sono specie sia animali sia vegetali che provengono da altri mari.
Con l'apertura del Canale di Suez sempre più specie cominciano a colonizzare anche il nostro mare: dal pesce balestra alle donzelle pavonine, all'alga Caulerpa racemosa.

In questo post però vogliamo parlare di una specie che sempre più spesso sta finendo nei cavetti dei pesca sub: il PESCE SERRA.

Il nome scientifico del pesce serra è Pomatomus saltator; le sue dimensioni medie vanno dai 2 ai 5 chili e può superare il metro di lunghezza. Il serra più grosso pescato in Italia pesava 14,5 chilogrammi.
E' un pesce molto vorace, si nutre di aguglie e di cefali: Attacca le sue prede spingendole, in alcuni casi, anche in pochi centimetri d'acqua di modo che non hanno possibilità di fuga.
La sua dentatura è concepita per afferrare e tranciare.
La sua riproduzione avviene con uova pelagiche che si schiudono in alto mare. I piccoli raggiungono la maturità intorno ai 2 kg di peso.

Il pesce serra si sposta in fitti banchi in alto mare e si avvicina solo alla costa dalla primavera fino ad inizio inverno. Predilige secche in alto mare, franate e coste rocciose alte ma anche coste sabbiose in prossimità dei porti, foci dei fiumi dove trova facilmente le sue prede.

martedì 21 settembre 2010

Le spugne


Prendo spunto da questa vignetta per parlarvi un pò delle spugne che sono una delle costanti delle nostre immersioni.

Le spugne sono animali molto semplici: il loro corpo è poco più di un ammasso di cellule immerso in una matrice gelatinosa e rafforzato da uno scheletro composto da minuscole spicole di carbonato di calcio o di silice o di collagene. Non hanno organi o tessuti veri e propri, non hanno un sistema nervoso o organi di senso ed hanno elementi contrattili molto semplici. Infatti mentre tutti gli altri animali vengono definiti Metazoi, le spugne sono definite Parazoi (dal greco para, vicino + zoon, animale).

Si dividono il 3 classi:
Calcaree (con spicole calcaree). Sono di piccole dimensioni (max 10 cm) e solitamente hanno una forma tubulare o a vaso.

Hexactinellide (con spicole silicee a sei raggi). Solitamente vivono a grande profondità.

Demospongie (con spicole silicee e/o di spongina). Questa classe comprende circa l'80% delle spugne attualmente viventi. Hanno varia forma e vario colore.

Quello che salta subito all'occhio delle spugne dopo forma e colore, sono i pori presenti sul loro corpo: gli osti, numeri e piccoli, da cui entra l'acqua e gli osculi, che sono grandi e poco numerosi se non addirittura unici, da cui l'acqua viene fatta uscire.
Osti e osculi fanno parte di un sistema di canali che permette la circolazione dell'acqua all'interno della spugna; tra l'altro la corrente d'acqua che si crea all'interno ha anche la funzione di scheletro idraulico.
Le spugne si riproducono sia sessualmente che asessuatamente: nel secondo caso, da una spugna si formano delle gemme che si possono staccare ma anche rimanere unite alla spugna "madre".
Nel caso di riproduzione sessuata i gameti maschili vengono rilasciati in acqua e catturati da un individuo femminile. Lo zigote che si forma dopo la fecondazione si trasforma in una larva che esce dall'osculo. Questa larva liberamente natante si fisserà al substrato e si svilupperà in una spugna adulta.

Nel prossimo post faremo una breve carrellata delle spugne più comuni in Mediteranneo

venerdì 3 settembre 2010

Gerardia savaglia - falso corallo nero


Gerardia savaglia, il cui nome comune è falso corallo nero, è un Antozoo non molto comune in Mediterraneo che abbiamo avuto la fortuna di incontrare a Portofino. Conosciamo meglio la sua biologia.

Forma colonie ramificate che possono raggiungere notevoli dimensioni (anche un metro di altezza). I polipi sono relativamente garndi, possono raggiungere i 3 cm, e di un colore giallo acceso. Lo scheletro è nero. Vive in fondali rocciosi e detritici ad una profondità variabile tra i 20 ed i 90 metri.
Cresce molto rapidamente, aumentando anche di 8 cm l'anno. Si tratta di una specie protetta e longeva: se ne conoscono individui di 1800 anni!

Pur essendo in grado di secernere un proprio scheletro corneo, questa specie ricopre in genere quello delle Gorgonie. L'insediamento avviene sia su colonie morte sia su quelle vive. I tessuti viventi di queste ultime vengono progressivamente distrutti da Gerardia savaglia.

martedì 24 agosto 2010

Il cavalluccio marino

Visto l'incontro non proprio comune con il cavalluccio marino all'Argentarola durante il nostro full day...scopriamo qualcosa di più su questo strano pesce.

Il cavalluccio che abbiamo avuto la fortuna di vedere ha come nome scientifico Hippocampus guttulatus (ci sono anche altre specie di cavalluccio). Solitamente questo pesce si trova su fondali a Posidonia oceanica o fondi ricchi di alghe, a partire dai primi metri fino a 20-25 m.

Il cavalluccio è caratterizzato da un corpo fortemente compresso che termina con una coda lunga e quadrangolare. Tutto il corpo è ricoperto da anelli ossei muniti di spine e filamenti anche ramificati. Il muso termina con una piccola bocca. Può raggiungere i 15 cm di lunghezza.
La colorazione solitamente è castano scuro tendente al nero verdastro con macchie bianco-celesti, bianco-argento e giallastre. Esistono esemplari con la parte anteriore del tronco gialla o rossa; altri sono interamente gialli o rossi.
La specie è solita afferrare con la coda prensile le foglie di Posidonia o le fronde delle alghe. Nuota lentamente grazie alla pinna dorsale.
Si riproduce tra maggio e luglio, maschio e femmina avvolgono tra loro le code. La femmina deposita le uova nella tasca di incubazione del maschio. La gestazione dura 21 giorni e al termine di essa i neonati sono completamente formati. 

Si ciba di piccoli crostacei.

domenica 15 agosto 2010

Effetto a catena


Riporto una notizia molto interessante uscita sulla rivista Subaqva di questo mese.

Sembra che i cicli biologici delle singole specie interagiscano e si influenzino tra loro anche su distanze grandissime.
Uno scienziato americano ha pubblicato sulla rivista "Procedings of the National Academy of Sciences" un modello matematico che dovrebbe facilitare la gestione delle risorse marine e la loro conservazione.La morte dei mitili di San Diego ha un effetto che si risente rapidamente a Seattle. Anche se nella sua vita la larva di un mitilo si sposta al massimo di un centinaio di chilometri prima di insediarsi nella sua posizione definitiva da adulto, la sua presenza o assenza innesca fenomeni che si propagano come un effetto domino nel raggio di u n centinaio di chilometri. Le specie marine, attraverso fenomeni semplici come l'emissione delle uova e la liberazione di larve, comunicano in una rete globale ed ogni interruzione ha ripercussioni a lunga distanza.

E' proprio vero che la complessità degli ecosistemi è sconfinata!

Tratto da Subaqva Agosto 2010 - articolo di Massimo Boyer

venerdì 6 agosto 2010

La Balena - video

Ieri sera mi sono imbattuta in questo video sulle balene...saranno state le immagini, sarà stata la musica, sarà stata la voce narrante...fatto sta che sono rimasta colpita, per non dire commossa!
Sotto trovate il link del video e ho trascritto in italiano le parole del narratore.

"Più del 90% dello spazio favorevole alla vita è costituito dagli oceani che sono la casa del più grande animale che esiste o sia mai esistito sul nostro pianeta: la balena.
Alcune pesano più di 200 tonnellate, il doppio del più grande dinosauro. Nonostante la loro grossa taglia abbiamo una minima idea di dove viaggiano nella vastità degli oceani e sappiamo poco o nulla su dove vanno a riprodursi.
Il più grande animale del mondo si nutre esclusivamente di krill, uno dei crostacei più piccoli; introducono molte tonnellate in una sola volta e ne filtrano il contenuto. Ogni giorno inghiottono circa 4 tonnellate di krill.
I loro pasti dipendono dalla fertilità degli oceani, ma i cambiamenti minacciano i grandi bloom di plancton da cui dipendono le balene.
Non troppo tempo fa 300.000 balene vagavano negli oceani, ora ne rimane meno del 3%.
Il nostro pianeta è pieno di meraviglie, quando le scopriamo non solo accresciamo la nostra conoscenza ma anche la nostra forza.
Non abbiamo solo il futuro delle balene nelle nostre mani ma anche la sopravvivenza di tutto il mondo naturale in tutte le parti del pianeta.
Possiamo distruggere o possiamo averne cura. La scelta è la nostra"