giovedì 30 aprile 2015

Posidonia oceanica: nuove scoperte


Nella lezione di Biologia Marina per il Corso di Pesca in Apnea si è parlato anche della prateria a Posidonia oceanica.
Posidonia, che è una pianta, riveste un ruolo fondamentale nel Mediterraneo sia da un punto di vista biologica (rifugio, nursery, zona di caccia) sia da un punto di vista geomorfologico visto che rappresenta una protezione naturale per la linea di costa.

Dagli studi fatti, si pensava che Posidonia oceanica per colonizzare il fondale avesse bisogno o comunque fosse facilitata nell'insediamento da precursori, tra cui un'altra fanerogama marina Cymodocea nodosa.

Una nuova ricerca condotta a Palermo ha documentato per la prima volta la presenza di peli adesivi che rivestono le plantule di Posidonia: questo strato adesivo permette alle plantule di ancorarsi saldamente al substrato sabbioso.

Questa scoperta tutta italiana è molto interessante in funzione delle tecniche di reimpianto con le quali si cerca di arginare i fenomeni di regressione delle praterie.
Quindi un nuovo tassello si va ad aggiungere alle conoscenze necessarie per la gestione del territorio.. in questo caso sommerso!


martedì 7 aprile 2015

Il pesce lima


Riprendiamo la rubrica delle specie aliene in Mediterraneo!

Grazie a Massimo Boyer e Francesca Scoccia che stanno creando delle schede utilissime sia per imparare a riconoscere gli organismi ma anche per conoscere il loro areale di diffusione e le loro abitudini!

Protagonista della nuova scheda della quale trovate il link sotto è il PESCE LIMA

Buona lettura!

sabato 28 febbraio 2015

I coralli e la plastica



I Coralli della Grande Barriera Corallina Australiana mancano micro plastica.
Questo è il risultato di una ricerca australiana.
Da ciò si capisce come è fondamentale il lavoro di riciclaggio e riutilizzo delle plastiche al fine di evitare la loro dispersione in mare


Per saperne di più vi invitiamo a leggere tutto l'articolo cliccando sul link sottostante

giovedì 8 gennaio 2015

Il pesce flauto

foto di Yuri Bautta da www.mondomarino.net
Un altro capitolo di Massimo Boyer e Francesca Scoccia sulle specie che stanno arrivando in Mediterraneo.

E' la volta di Fistularia commersoni alias pesce flauto la cui prima segnalazione in Mediterraneo risale al 2000.

Come al solito vi rimandiamo all'articolo di Massimo e Francesca



sabato 27 dicembre 2014

Pesce palla in Mediterraneo



Continua il lavoro di Massimo Boyer e Francesca Scoccia sulle specie invasive in Mediterraneo.
E' la volta del pesce pallaLagocephalus sceleratus - originario del Mar Rosso, le cui carni sono altamente tossiche anche dopo la cottura. 
Il pesce palla è migrato dal Canale di Suez per arrivare in Turchia, poi Israele, Rodi e nel 2013 è stato segnalato per la prima volta a Lampedusa.

Per saperne di più vi rimandiamo all'articolo di Massimo e Francesca, nel quale il pesce palla viene descritto in dettaglio

martedì 9 dicembre 2014

Specie invasive in Mediterraneo


Massimo Boyer e Francesca Scoccia hanno iniziato la pubblicazione di schede utili per il riconoscimento delle specie che sono entrate in Mediterraneo e per le quali gli avvistamenti stanno diventando sempre più frequenti.
Nella pagina principale abbiamo già condiviso un articolo di Massimo su questo argomento; con piacere e nell'ottica di dare un contributo alla ricerca e perchè il contributo della comunità subacquea (dagli snorkelers ai bombolari passando dai pescasub) sta diventando sempre più importante linkiamo la prima scheda prodotta da Massimo e Francesca relativa al pesce coniglio scuro.



sabato 22 novembre 2014

Concordia: barriere sommerse come risorsa



La scienza scende in campo a sostegno della proposta del Comune del Giglio di non smantellare le strutture d'acciaio subacquee realizzate per il recupero della Costa Concordia.


Su iniziativa dell' dall'Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee il gotha della biologia marina ed esperti di scienze ambientali e di subacquea si riuniranno a Genova martedì 25 novembre all'Acquario di Genova per valutare, da un punto di vista scientifico e tecnico, la richiesta del Comune del Giglio.

L'opposizione arriva dal Ministero dell'Ambiente che ha richiesto la totale rimozione di queste strutture e il ripristino dei fondali in base all'accordo stipulato tra Costa Crociere, società assicuratrici, Ministero e Conferenza dei Servizi Stato/Regione. Le barriere sommerse, spiegano gli esperti, in determinate condizioni ambientali favoriscono la nascita di un habitat nel quale molte specie trovano riparo e protezione. Un vantaggio sia sotto il profilo biologico - diventano spesso zone di produzione e di concentrazione di specie anche d'interesse commerciale - che ludico, poiché una barriera diventa un luogo d'immersioni subacquee con ricadute economiche anche di rilievo.
La tematica si estende a situazioni analoghe in Adriatico, dove si trovano molte piattaforme petrolifere disattivate e che potrebbero essere sfruttate a fini ambientalistici e occupazionali. All'incontro sarà presente il sindaco del Giglio Sergio Ortelli. Atteso il ministro dell'ambiente Gianluca Galletti.
“In questo momento – sostiene Riccardo Cattaneo-Vietti, professore ordinario di Ecologia all’’Università Politecnica delle Marche - l’Italia ha la possibilità di ritrovarsi, senza alcun costo, una barriera artificiale già costruita e posizionata. Un’opportunità fortuita, offerta dalle piattaforme subacquee costruite all’Isola del Giglio su cui è stato posizionato il relitto della Concordia, prima di procedere al suo rigalleggiamento. Demolire queste strutture, oltre all’evidente costo, può essere ancora una volta una fonte di inquinamento per quelle acque. A questo punto, è meglio lasciar fare alla natura”.
"Prima di tutto – afferma Francesco Cinelli, già professore ordinario di Ecologia all’Università di Pisa - la proposta di smantellare tutto e di riportare il fondale “alle origini”, una volta rimossa la Concordia, fu fatta sull’onda dell’emergenza e dello shock dell’evento e di un protocollo firmato in fretta e furia, non conoscendo assolutamente quali sarebbero stati i sistemi di recupero da utilizzare e le relative strutture da mettere a mare".

Fonte: www.ansa.it