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martedì 24 gennaio 2012

Ecosistemi marini a rischio


La concentrazione di anidride carbonica negli oceani è in continuo aumento, con potenziali conseguenze negative sulla vita degli organismi marini.
Due recenti ricerche, condotte da Paolo Domenici dell’Istituto per l’ambiente marino e costiero del Consiglio nazionale delle ricerche di Oristano (Iamc-Cnr) con i ricercatori della James Cook University e dell’ Università di Oslo, evidenziano effetti deleteri e rischiosi sui pesci, come la perdita della naturale tendenza a spostarsi preferenzialmente su un lato davanti a un ostacolo e di quella ad allontanarsi dall’odore di un predatore.
«Il primo studio, effettuato nella barriera corallina australiana e pubblicato su Biology Letters, dimostra con i livelli di CO2 previsti nel 2100 la perdita della lateralizzazione, ovvero della preferenza per il lato destro o sinistro durante gli spostamenti quando si trovano davanti a un ostacolo» spiega Domenici.
«Un altro, appena pubblicato su Nature Climate Change, rileva che i pesci invertono la capacità di allontanarsi dall’odore di un predatore, con ovvie e pericolose conseguenze per la loro sopravvivenza».
Alcuni studi avevano dimostrato gli effetti negativi dell’aumento di anidride carbonica negli oceani per gli organismi con gusci calcarei e le alterazioni sensoriali indotte da tale fenomeno nei pesci.
«Ora abbiamo scoperto che queste disfunzioni comportamentali, di cui non si conosceva il meccanismo, sono dovute al malfunzionamento del GABA-A, un recettore del sistema nervoso centrale con fondamentali effetti su diversi tipi di neuroni che dipende dalle quantità relative di ioni quali cloro e bicarbonato, a loro volta alterate dall’esposizione a livelli elevati di CO2», prosegue il ricercatore Iamc-Cnr.
I ricercatori hanno dimostrato tale meccanismo mediante un esperimento: «Dopo essere stati sottoposti alla alta concentrazione di anidride carbonica, i pesci venivano esposti alla gabazina, una sostanza che blocca il recettore GABA-A: dopo trenta minuti di trattamento tornavano a sfuggire ai predatori e riguadagnavano la loro preferenza laterale» conclude Domenici.
«Poiché tale recettore è quasi universalmente presente nel sistema nervoso centrale degli organismi è perciò possibile che l’incremento negli oceani della CO2, aumentata del 40% negli ultimi due secoli e stimata per la fine del secolo tra 700-900 parti per milione contro le attuali 380 ppm, abbia enormi conseguenze sul comportamento e la sopravvivenza di numerose specie marine».


Fonte: La Stampa e www.mondomarino.net

martedì 9 marzo 2010

Il destino delle barriere coralline


Dati scientifici alla mano, sembra che i mari acidi scioglieranno le strutture carbonatiche delle barriere coralline che cominceranno a disgregarsi entro fine secolo perchè l'aumento dei livelli di anidride carbonica nell'atmosfera renderanno più acidi gli oceani.

Lo afferma una ricerca della Carnegia Institution dell'Università di Stanford che individua un momento di transizione per la salute del corallo, in cui la capacità del corallo di crescere viene sopraffatta dalla velocità con cui si scioglie.
In base ai risultati della ricerca, le barriere coralline dovrebbero sciogliersi quando la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera arriverà a 560 parti per milione (ppm); oggi siamo a 338 ppm e si dovrebbe arrivare a 560 entro fine secolo.
Il gruppo di Stanford ha studiato una barriera di corallo del Mar Rosso, calcolando la sua reazione all'acidificazione delle acque e la ricerca mostra che la capacità del corallo di costruire nuove strutture dipende soprattutto dall'acidità dell'acqua e in misura minore dalla temperatura.

Questa notizia è veramente allarmante visto che le barriere coralline rappresentano un ecosistema fondamentale a livello globale; ma la notizia è ancora più sconvolgente se si pensa che un reef è una ricchezza per il paese che lo possiede e per tutta l'umanità.
La conferenza Diveritas, svoltasi a Città del Capo (Sud Africa) ha cercato di calcolare quanto vale un reef sano: un ettaro di barriera corallina può fornire ogni anno alla comunità servizi il cui valore complessivo è tra i 130.000 e 1.200.000 dollari USA all'anno. Su scala mondiale significa 172.000.000.000 dollari USA l'anno.

Quindi oltre ai motivi ambientali (sempre poco considerati) abbiamo motivazioni economiche molto valide per proteggere i reef!