martedì 22 febbraio 2011

Anche il Mediterraneo ha il suo reef!


E dopo una notizia negativa.. una buona notizia!
Anche il Mediterraneo ha il suo reef!

La nave da ricerca Nautilus, con imbarcati degli scienziati dell'Università di Haifa, ha scoperto e descritto il primo reef popolato da coralli di profondità del Mediterraneo a circa 15-20 miglia al largo di Tel Aviv e a 700 metri di profondità.
Sembra che l'area si estenda per qualche chilometro.
Questo reef appare come un'oasi in mezzo al deserto visto che i coralli di profondità erano circondati da altre forme di vita come crostacei, echinodermi, pesci ossei e cartilaginei.
Gli scienziati si sono avvalsi dell'utilizzo di un ROV munito di telecamera subacquea e di bracci snodati per prelevare campioni.

Fonte: Subaqua

sabato 5 febbraio 2011

A rischio il "Giardino dei coralli" in Sudan: primo caso di allarme in Mar Rosso


E' allarme per una delle barriere coralline meglio conservate al mondo, quella del Sudan, sul Mar Rosso. Lo 'Sha'ab Suedi', a nord di Porto Sudan, noto come il 'Giardino dei coralli' e' apparso grigio e senza vita, in due reef dei dieci monitorati dalla spedizione dei ricercatori dell''Alma Mater Studiorum' Universita' di Bologna, a bordo di 'Felicidad II', l'imbarcazione di Aurora Branciamore e sede itinerante di Marevivo in Sudan.

''Solo pochi mesi fa, i coralli e gli animali che vivevano in simbiosi nel meraviglioso reef erano in buona salute: nulla faceva presagire - ha commentato la presidente nazionale di Marevivo, Rosalba Giugni - il disastro dovuto all'aumento della temperatura delle acque che fa vittime eccellenti. Lo stato di salute dei coralli desta in noi molta preoccupazione''.

''Nel Mar Rosso finora non c'è mai stato alcun fenomeno di mortalità di massa dei coralli, come invece avvenne alle Maldive nel 1998 quando andarono persi l'80% dei coralli in acque profonde da zero a 30 metri. La morìa osservata è un segnale importante perchè la prima nel Mar Rosso'', ha sottolineato Stefano Goffredo, capo spedizione Ste (Scuba Tourism for the Environment - Turismo Subacqueo per l'ambiente), progetto dell'Università di Bologna. ''L'ultima estate sudanese è stata caratterizzata - ha precisato Goffredo - da un periodo anomalo e prolungato di caldo. Per lo 'sbiancamento' della barriera bastano pochi gradi, 1 o 2, al di sopra della massima media storica dello specchio d'acqua per far morire l'alga simbiotica con cui i coralli si nutrono di giorno. I coralli, infatti, sono animali predatori che di giorno, alla luce, si nutrono tramite la fotosintesi attivata dalle alghe microscopiche al loro interno; mentre di notte estroflettono i tentacoli attorno alla bocca a caccia di gamberetti e piccoli animali che nuotano nel blu, lo zooplancton. Col caldo - ha detto il capo spedizione Ste - il corallo si stressa per il minor apporto energetico delle alghe che muoiono, e a sua volta muore letteralmente di fame''. Se l'anomalia termica è limitata a qualche giorno, il corallo può riprendersi.

''Abbiamo osservato lo sbiancamento del reef in alcune zone costiere della costa settentrionale del Sudan, un paio di siti in particolare, mentre la situazione migliora off-shore'' ha precisato il ricercatore dell'Università di Bologna, ricordando come la comunità scientifica internazionale tenti di sensibilizzare gli organi politici sul grande pericolo rappresentato dai cambiamenti climatici per la sopravvivenza delle barriere coralline di tutto il mondo.

I ricercatori e l’equipaggio del ‘Felicidad II’ hanno anche ripulito Angarosh, mitica isola formata da conchiglie e coralli, togliendo le migliaia di bottiglie di plastica depositate dalle mareggiate e dalle correnti. Al rientro a Port Sudan, la spedizione è stata accolta dal Ministro del Turismo e della Fauna del governo sudanese, Joseph Malwal, che, toccato dalla relazione dei ricercatori, si è dichiarato disponibile a collaborare nel portare avanti progetti di monitoraggio e di azioni anche repressive per la difesa degli squali, patrimonio del Sudan ormai raro nel resto del mondo. Marevivo da anni si batte per la salvaguardia degli squali: l’associazione, facendo parte di ‘Shark Alliance’, ha messo in atto molte attività - sia parlamentari che di divulgazione - su questo tema di particolare urgenza. I grandi predatori del mare sono in pericolo di estinzione: circa 100 milioni di esemplari all’anno vengono catturati per asportare la preziosa pinna (molto ambita nei paesi orientali) e rigettati in mare ancora vivi, una pratica crudele e distruttiva. “Il Sudan ha ancora un mare selvaggio e ricco, bisogna con tutte le forze cercare di proteggere uno degli ultimi Eden del Pianeta Terra – ha concluso Rosalba Giugni al termine dell’incontro con l’importante rappresentante del governo sudanese - Marevivo sarà disponibile a lavorare in collaborazione con l’università e le istituzioni per questo obiettivo”.

Fonte: ansa.it

domenica 30 gennaio 2011

La "musica" del reef


L'attività dei pesci e dei vertebrati di un reef genera un rumore caratteristico che è tanto più intenso quanto più è sano e con alta biodiversità il reef.
Un articolo del "Journal of Experimental Marine Biology and Ecology" approfondisce la natura di questo rumore: i suoni a bassa frequenza danno informazioni sulla diversità dei pesci presenti, mentre la componente ad alta frequenza mostra picchi che dipendono dalla presenza di forme diverse di coralli duri.
I suoni vengono utilizzati dalle larve dei pesci del reef che dopo un periodo di vita planctonica tornano al reef da adulti.

Sarebbe interessante registrare anche i suoni del nostro mare e magari vedere se ci sono differenze (secondo me si) tra i diversi ambienti sommersi mediterranei

Fonte: Subaqua dicembre 2010

domenica 26 dicembre 2010

Hypselodoris valenciennesi


E torniamo a parlare un pò di qualche animale protagonista dei nostri incontri subacquei (soprattutto con le bombole).
Negli ultimi mesi il protagonista indiscusso degli scatti della Tribù è stato Hypselodoris valenciennesi...vista la sua abbondanza nelle acque framuresi.
Si tratta di un nudibranco che può raggiungere i 20 cm di lunghezza; presenza un corpo grosso e allungato. I 2 rinofori (i cornetti sulla testa) hanno forma lamellare. Posteriormente si apre il ciuffo branchiale, composto da elementi unipennati.
La colorazione di fondo varia dal blu-violetto al verde chiaro. Il bordo del mantello è giallo vivo. Il corpo è costellato da macchie gialle irregolari che tendono a riunirsi tra loro.
La riproduzione avviene nei mesi estivi. Le uova di colore vivace sono avvolte in cordoni gelatinosi. Si nutre delle spugne del genere Ircinia.

Aggiungiamo ora una chicca...perchè non tutti hanno la fortuna di avere il Barbyflex che riesce a scovare anche animali sconosciuti!
Nei suoi tuffi a Framura è riuscito a fotografare l'Hypselodoris picta simile per forma e dimensioni alla H. valenciennesi.
Fino a qualche anno fa Hypselodoris picta, Hypselodoris webbi erano considerate specie diverse da H. valenciennesi; ora sono considerate tutte insieme..
L'incontro con Hypselodoris picta è decisamente più raro.... e solo per pochi eletti (e il Barbiero è un eletto!) Le foto dell'animale raro naturalmente sono del Barbiero!


giovedì 16 dicembre 2010

Biodiversità


Vogliamo rimanere in tema con la mostra di Alberto Balbi intitolata "Scatti di Biodiversità".
Ne approfittiamo per ricordare che la mostra, allestita nell'atrio del Comune di Lerici, inizierà sabato 18 Dicembre e terminerà venerdì 21 Gennaio con l'incontro con l'autore degli scatti.

Ma cos'è la Biodiversità?
Se vogliamo utilizzare una definizione da biologo/ecologo (e precisiamo l'ecologo è colui che studia l'ecosistema...l'ecologista è un'altra cosa...) la Biodiversità è intesa, come “…variabilità degli organismi viventi d'ogni tipo, provenienti da ecosistemi terrestri, marini e da altri ecosistemi acquatici, nonché dei complessi ecologici di cui fanno parte” .

Il ruolo fondamentale della biodiversità come indicatore dello stato di salute di un ambiente e per la funzionalità stessa degli ecosistemi è ormai ampiamente comprovato. Mentre, però, sono disponibili numerosi studi nel campo della biodiversità terrestre, e programmi per la sua conservazione, il problema della sua salvaguardia negli ambienti marini ha sinora ricevuto minore considerazione. È però sempre più evidente che gli ecosistemi marini sono in ugual modo a rischio, e che gli ambienti marini che ricevono la maggiore pressione da parte delle attività umane sono particolarmente esposti al pericolo di perdita di diversità biologica.

Si pensi infatti, che il Mediterraneo è uno dei mari del pianeta maggiormente esposti alle attività antropiche e, nonostante le sue acque rappresentino meno dell'un percento delle acque del mondo, è esposto al quindici percento di tutto il traffico commerciale globale ed al trenta percento del traffico marittimo di idrocarburi.

Ma allo stesso tempo il Mar Mediterraneo è un laboratorio affascinante per lo studio della biodiversità, dando, infatti, alloggio a 10.000-12.000 specie marine (di cui circa 8.500 di fauna macroscopica e 1.300 vegetali). Questa diversità biologica così ricca rappresenta dall'otto al nove percento del numero totale di specie marine al mondo ed ancora oggi se ne rilevano di nuove negli strati marini e nelle aree inesplorate.

Ecco il perchè di questa mostra ed ecco gli ottimi motivi per venire a visitarla!

venerdì 3 dicembre 2010

Le ostriche sentinelle del mare pulito


Nelle acque di Normandia e Bretagna un virus sta facendo strage di molluschi: gli scienziati dell'Infremer (l'Istituto francese per la ricerca del mare) hanno individuato il responsabile che si chiama Ostreid herpesvirus 1 o OsHV-1. Si tratta di un virus che prolifera nell'ambiente adatto allo sviluppo di alghe che costituiscono l'alimentazione fondamentale delle ostriche.
E' un virus che non arreca nessun problema di salute all'uomo: è letale solo per le ostriche. Riesce ad entrare nei molluschi grazie all'azione di un batterio, il Vibrio splendidus, che ne facilita l'insediamento.
Le prime notizie del virus risalgono alla metà degli anni '80 ma all'inizio le ostriche sembrava resistessero bene. Oggi, probabilmente, l'OsHV-1 ha subito una mutazione genetica ed è diventato più forte. Si ritiene che le cause alla base di questa mutazione siano miste ma che alla base ci sia la mano dell'uomo: il cambiamento climatico, l'aumento di inquinamento ed infine l'esagerata popolazione di ostriche negli allevamenti per aumentare la produzione.

L'aumento esponenziale della popolazione di ostriche è dovuto al fatto che proprio l'Infremer qualche anno fa ha brevettato l'ostrica triploide (si chiama così perchè rispetto all'ostrica normale ha un cromosoma in più) è disponibile tutto l'anno, cresce nella metà del tempo rispetto alle ostriche "naturali", è più carnosa e grossa. Nonostante sia frutto dell'ingegneria genetica non è transgenica ed il suo gusto dipende soprattutto dla mare in cui ha completato la sua crescita.

Il problema di base quindi è sempre lo stesso: quando si accelerano troppo i ritmi della natura per produrre non si sa a cosa si va incontro.
Il problema è che il virus non fa distinzione tra ostriche triploidi e naturalii quindi c'è il serio rischio di perdere un altro pezzetto di biodiversità!

Fonte: La Repubblica

giovedì 11 novembre 2010

Pesci tropicali all'Isola di Gallinara

L’isola che si affaccia su Albenga e Alassio è destinata a diventare simbolo di una nuova riserva marina. La Cernia bruna è tornata nel suo habitat naturale, ma i fondali dove ci sono relitti risalenti al V secolo a. C. sono stati colonizzati anche da specie ittiche provenienti da mari più caldi. Pesci come la “bavosa africana”, lo “scorfano di Madeira” e la “donzella pavone” si sono impadroniti in parte del bacino circostante la Gallinara.
Questi sono i risultati di un monitoraggio condotto lungo diverse miglia di costa da  Andrea Molinari, biologo marino, presidente della Cooperativa di ricerca “RSTA” di Genova. L’attenta visione del mondo sommerso ha permesso di evidenziare la presenza di una fauna ittica di ragguardevoli dimensioni. Inoltre è stato anche accertato che è iniziato un consistente ripopolamento delle aree limitrofe a quello che dovrà diventare “parco naturale”, con evidenti benefici per la pesca.
Quindi la grande “tartaruga” che sembra galleggiare a poche centinaia di metri dalla terraferma diventerà simbolo di protezione di quella variegata popolazione ittica che sembra, di giorno in giorno, mutare dando al Mediterraneo l’imprimatur definitivo di mare adeguato anche al vivere di pesci abituati in acque sicuramente più calde. L’incursione termica, certamente, continuerà ad essere al centro della sperimentazione scientifica.