La stagione balneare si sta avvicinando a grandi passi (anche se non sembra) e dopo aver passato l'inverno ad osservare tutto quello che il mare dopo le burrasche ci ha restituito, abbiamo pensato di riproporre alcuni cartelloni protagonisti delle campagne di sensibilizzazione per la protezione dell'ambiente che ci vogliono ricordare come il mare non sia una immensa pattumiera e come i rifiuti, che spesso vengono abbandonati incivilmente sulle spiagge e non solo, siano brutti da vedere ma soprattutto siano fonte di pericolo per gli animali marini!
martedì 9 aprile 2013
giovedì 14 marzo 2013
Buone notizie per gli squali
La comunità internazionale ha acconsentito a limitare la cattura e il commercio di 4 specie di squali. I 178 Paesi membri della Convenzione sul Commercio Internazionale di Flora e Fauna (Cites), riuniti da più di una settimana a Bangkok, hanno deciso di proteggere lo squalo pinna bianca oceanico (longimanus) e tre specie di squali martello. I Paesi asiatici, capitanati da Giappone e Cina - dove il brodo di pinne di pescecane è considerata una prelibatezza culinaria - hanno cercato invano di bloccare la proposta, sponsorizzata dai Paesi latinoamericani e dagli Usa.
La decisione di aggiungere le specie all'appendice 2 del Cites, che stabilisce un mercato legale molto regolato per le specie elencate e non minacciate dall'estinzione, non è ancora comunque definitiva: nonostante la proposta abbia ricevuto i due terzi dei voti richiesti, si dovrà attendere fino all'ultimo giorno della Convenzione perchè la decisione sia ratificata nella sessione plenaria del Cites.
La decisione di aggiungere le specie all'appendice 2 del Cites, che stabilisce un mercato legale molto regolato per le specie elencate e non minacciate dall'estinzione, non è ancora comunque definitiva: nonostante la proposta abbia ricevuto i due terzi dei voti richiesti, si dovrà attendere fino all'ultimo giorno della Convenzione perchè la decisione sia ratificata nella sessione plenaria del Cites.
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mercoledì 20 febbraio 2013
Salviamo le mante
Le Mante sono sempre di più prese di mira dai bracconieri per le loro particolari branchie.
Unite ad altri ingredienti, si utilizzano le branchie di manta per produrre una sorta di prodotto tonico che, la credenza popolare, indica come curativo di una gran varietà di disturbi. Numerose ricerche hanno invece evisenziato che questo prodotto non ha alcun fondamento nella medicina tradizionale cinese e non ci sono prove scientifiche a sostegno di tali affermazioni.
La petizione che vi chiediamo di firmare è specificamente rivolta ai delegati dellaCITES (la Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie di Faunae Flora Selvatiche) in ciascuno dei 177 paesi firmatari. CITES è l'unico trattato internazionale istituito perproteggere le specie in via di estinzione ed è considerato vincolante per i paesi membri. Ogni 3 anni questo organismo si riunisce per votare le specie da proteggere ai sensi della convenzione. Il 4 ottobre 2012 è stato annunciato ufficialmente che Brasile, Ecuador e Colombia hanno presentato la proposta di avere le Mante elencate nell'appendice II del prossimo convegno che si terrà a Bangkok dal 3 al 14 marzo 2013. Con la proposta di inserire le Mante come specie protetta, spetta poi solo ai paesi membri di votarne la ratifica ufficiale. La maggioranza dei due terzi dei voti sarà di vitale importanza per garantire la tutela internazionale delle Mante. La petizione è rivolta ai membri votanti con lo scopo di porre nella massima attenzione il caso e di sensibilizzarli al punto da convincerli a votare a favore della proposta.
Se volete aiutarci a conservare le mante, v’invitiamo afirmare e a condividere la petizione on-line sostenuta dall’associazione onlus “Manta Trust”.
Vogliamo arrivare ad un milione di firme in tutto il mondo e così come il mare non è altro che la somma di tante gocce d’acqua, così la tua singola firma, assieme a tutte quelle di persone sensibili come te, contribuirà ad ottenere questo importante risultato.
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martedì 5 febbraio 2013
Ha ucciso uno squalo bianco: carcere per il pescatore
Un anno di carcere con la condizionale per aver pescato ed ucciso un grande squalo bianco, specie protetta che, una volta catturata, viene esibita dagli amanti della pesca come trofeo simbolo di coraggio.
La sentenza - senza precedenti - emessa da un tribunale sudafricano contro un pescatore ha fatto esultare gli ambientalisti, ma anche il ministro dell'Agricoltura e della Pesca.
Leon Bekker è stato condannato anche al pagamento di una multa di 120.000 rand (10.000 euro). "Il fatto che le autorità abbiano assunto una posizione chiara è un'eccellente indicazione del loro impegno in difesa delle specie protette", ha commentato Eleanor Resa-Hutchings, portavoce per il WWF Sud Africa, auspicando che la storica sentenza costituisca un deterrente. Il Sud Africa è stato il primo paese ad adottare una legge per proteggere i grandi squali bianchi, circa 1.200 esemplari che prosperano al largo della costa del KwaZulu-Natal (est) e che arrivano a misurare fino a 3,5 metri di lunghezza. Diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti, hanno seguito l'esempio del Sud Africa. Guancia, denti, pelle, carne e olio di fegato dei grandi squali bianchi hanno anche un redditizio sbocco commerciale
Fonte: www.ansa.it
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mercoledì 9 gennaio 2013
Filmato per la prima volta un calamaro gigante!
Per la prima volta una telecamera riesce a filmare un calamaro gigante nel suo ambiente, a 900 metri di profondità nelle acque del Pacifico.
L’impresa si deve ad un’equipe del Museo scientifico nazionale giapponese che ha lavorato in collaborazione con la rete televisiva pubblica giapponese Nhk e quella americana Discovery Channel, ed è stata realizzata il 10 Luglio scorso.
Grazie ad essa possiamo intraprendere un lungo ed emozionante viaggio nel più profondo degli abissi, la dimora dell’Architeuthis, il calamaro gigante.
Di colore argenteo, il calamaro gigante era stato dapprima individuato a 630 metri di profondità, da un gruppo di scienziati all’interno di un sottomarino, a circa 15 chilometri ad est dell’isola di Chichi, nel Pacifico del nord. Il sommergibile, con tre persone a bordo, lo ha poi seguito fino a 900 metri di profondità, finchè l’animale non è scompraso nel buio degli abissi.
La Nhk ha ora diffuso le immagini del calamaro gigante. Il corpo soltanto (senza contare le braccia e i tentacoli), risulta lungo 3 metri, mentre la lunghezza totale si stima essere di circa otto metri, secondo quanto rivelato da Tsunemi Kubodera, del Museo scientifico giapponese. Quest’ultimo ha spiegato anche che, “i due principali tentacoli risultano amputati”, per ragioni ancora sconosciute agli scienziati.

Ed ecco un video che gira in rete!
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mercoledì 19 dicembre 2012
Aggiornamenti sul progetto Arion
Esattamente un mese fa avevamo pubblicato la notizia relativa al progetto Arion legato alla salvaguardia dei delfini. - di fianco il link dell'articolo ARION
Sotto potete leggere una notizia relativa agli aggiornamenti su questo importante progetto tutto italiano!
Idrofoni per difendere i delfini. E' il sistema adottato nell'ambito del progetto Arion diventato operativo nell'Area Marina Protetta di Portofino. Il passaggio dei delfini e il movimento in loro presenza delle barche da diporto verranno monitorati d'ora in poi grazie a due grosse boe dotate di idrofoni, posizionate in mare.
Il progetto è il primo di questo tipo in Europa. L'obiettivo è di tenere sotto controllo il comportamento dei fruitori dell'Area Marina ed eventualmente intervenire in caso di comportamenti inadeguati. Cofinanziato al 50% dall'Unione europea nell'ambito del programma LIFE+ 2009 e supportato dal ministero dell'Ambiente e dalla Regione Liguria, il progetto Life+ Arion ''Systems for Coastal Dolphin Conservation in the Liguria Sea'' ha preso il via circa un anno fa. Oltre all'Amp, sono coinvolte l'università di Genova (dipartimenti di Fisica e di Biologia della Facolta' di Scienze), la Capitaneria di porto e la Softeco, una società genovese che si occupa di software. L'Area Marina Protetta di Portofino è stata scelta in quanto e' un corridoio ecologico ideale per la presenza di una popolazione residente di delfini.
Life+ Arion , spiegano all'Area Marina Protetta di Portofino, è nato con l'obiettivo principale di «Contribuire efficacemente alla conservazione e valorizzazione del delfino costiero e si propone di utilizzare strumenti che possano contribuire alla gestione delle interazioni tra la specie e le attività nautiche, coerentemente con le finalità delle Aree Marine Protette (Amp) in Mar Ligure e più in generale del Santuario internazionale dei Cetacei "Pelagos". Questo al fine di prevenire il rischio di perdita di habitat, intesa in termini di declino del numero di individui». Oltre alla messa in mare delle boe con gli idrofoni, il progetto prevede anche lo sviluppo di una normativa che regoli la navigazione in presenza dei cetacei, ovvero un protocollo di condotta da seguire in presenza della specie concordato con gli stakeholders (turisti, pescatori professionisti e ricreativi, diportisti, subacquei..ecc) e la Capitaneria di Porto che svolgerà azione di sorveglianza. E' inoltre prevista l'installazione, nei porti turistici attorno all'area marina (Camogli, Portofino, Santa Margherita, Rapallo, Chiavari) di postazioni informatiche (totem) volte a fornire una descrizione delle finalità del progetto, delle problematiche relative alla conservazione della specie, al comportamento da tenere in presenza dei cetacei e l'informazione in tempo reale, riportata su appositi monitor, della posizione dei delfini nell'area del progetto. Le stesse informazioni devono poi essere riportate in un sito web.
Fonte: www.ansa.it
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lunedì 3 dicembre 2012
Le meduse e il segreto dell'immortalità
Da millenni, l’uomo ha cercato disperatamente la ricetta dell’elisir di lunga vita, il segreto dell’immortalità. Uno studio, iniziato molti anni fa e ripreso nell’ultimo periodo, ha dimostrato come l’immortalità esista, ma, purtroppo non è l’uomo l’essere che può beneficiarne.
Esiste un solo essere vivente che può vivere all’infinito; l’unico che può definirsi a pieno titolo immortale; è la medusa Turritopsis dohrnii, la quale è in grado di trasformarsi di nuovo in polipo e ricominciare da capo la sua vita.
La scoperta risale, addirittura, all’estate del 1988, quando Christian Sommer, un ventenne tedesco studente di biologia marina, si trovava sulla riviera di Rapallo, per studiare piccoli invertebrati simili a meduse o a coralli molli, l’Hydrozoa. Facendo ogni mattina snorkeling nelle acque del mar ligure, Sommer si imbatté in questa particolare specie di medusa, la Turritopsis dohrnii, oggi comunemente conosciuta come la medusa immortale.
Il giovane osservò la medusa per giorni e si accorse che l’essere non solo non moriva, ma sembrava ringiovanire di giorno in giorno fino a ricominciare un nuovo ciclo vitale.
La scoperta incuriosì alcuni biologi genovesi che vollero approfondire gli studi su questa particolare specie di medusa e nel 1996 pubblicarono un dossier in cui dimostrarono come questa medusa potesse, in ogni fase della propria vita, trasformarsi di nuovo in un polipo, scampando così alla morte. Questa scoperta, rivelarono gli scienziati, sembrò sfatare la legge fondamentale del mondo naturale, ovvero quella per cui si nasce e poi si muore.
Tuttavia, al di fuori dell’ambito accademico, la scoperta non riscosse molto interesse; ma a 16 dalla pubblicazione del dossier, molti sono stati i passi in avanti, si è, infatti, scoperto, che il processo di ringiovanimento della Turritopsis dohrnii è causato da un forte stress ambientale o da aggressioni fisiche. Inoltre, non è da escludere che le cellule della medusa immortale subiscano un processo di transdifferenziazione, ovvero le cellule si convertono da un certo tipo ad un altro, ad esempio, una cellula della pelle che si trasforma in una cellula nervosa; come avviene nelle cellule staminali umane.
L’inversione del ciclo della vita rimane comunque un mistero; coltivare in laboratorio questa medusa è un’impresa a dir poco ardua; finora, l’unico ad esserci riuscito è il giapponese Shin Kubota; il quale accudisce e studia il suo esemplare da 15 anni.
Negli ultimi decenni la medusa immortale si è diffusa in tutti gli oceani del mondo; probabilmente sfruttando l’autostop delle navi da carico; la specie è molto diffusa, oltre che nel Mediterraneo, anche a largo delle coste di Panama, della Spagna, della Florida e del Giappone. Un’invasione silenziosa di un essere immortale.
Fonte: www.articolotre.com
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