domenica 27 dicembre 2009

Le megattere

Ieri sera è andato in onda un bellissimo documentario sulle megattere. Quindi mi è venuta l'idea di condividere due video che ho trovato in rete per far apprezzare a tutti voi questi incredibili mammiferi.
Il nome Megaptera deriva dal greco méga pterón (grande ala), in riferimento alle grandi pinne pettorali che possono raggiungere una lunghezza pari a circa un terzo di quella del corpo e che sono le più lunghe di tutti i cetacei.
Le megattere possono raggiungere dimensioni che vanno dai 12 ai 16 metri e possono pesare fino a 30000 kg.
Sono capaci di compiere delle acrobazie.
I maschi producono un complesso canto che può durare da 10 a 20 minuti e che viene ripetuto per diverse ore. Quale sia lo scopo di tale canto non è ancora molto chiaro, sebbene si suppone che possa svolgere un ruolo nell'accoppiamento.
Vivono in quasi tutti i mari e gli oceani del mondo e compiono delle lunghe migrazioni per spostarsi dalla zona in cui si cibano, nelle regioni polari, a quelle in cui si accoppiano e partoriscono, nelle acque subtropicali o tropicali. Si cibano principalmente di krill e piccoli pesci, che cacciano con tecniche particolari come il bubble feeding.
Ma ecco i video....buona visione!


sabato 12 dicembre 2009

Non sempre buone notizie...


Giovedì scorso si sono spiaggiati nove capodogli sul litorale del Gargano in località Foce Varano a Peschici: purtroppo sette di loro, lunghi circa 10 metri e dal peso stimato di alcune tonnellate, sono morti. I capodogli erano rimasti bloccati sui bassi fondali a circa 20 metri dalla costa. Due dei cetacei, invece, sono riusciti a riprendre il largo e si sono allontanati.

Il ministero, appresa la notizia ha allertato l’Ispra e la Guardia Costiera che ha mandato lungo il litorale, segnato da avverse condizioni atmosferiche e da mare agitato, una motovedetta della classe 800 che sta pattugliando la zona per monitorare la situazione.

Non è ancora chiaro, spiegano dall’associazione Marevivo, quale sia il fenomeno che ha colpito questi cetacei; ci vorranno una decina di giorni per avere delle risposte certe. L’università di Padova effettuerà delle analisi istochimiche con una necroscopia sui tessuti, mentre l’università di Siena farà delle analisi istologiche per individuare una eventuale contaminazione. Si tratta di due filoni di indagine distinti perchè, spiegano gli esperti, a spingere i capodogli sulla spiaggia potrebbe essere stato un avvelenamento, magari per uno scarico inquinante non autorizzato, ma potrebbe anche essere stato un trauma. A causarlo potrebbe anche non essere stata una collisione diretta ma, per esempio, l’impiego di un sonar ad alta frequenza; oppure l’onda d’urto legata alla escavazione di un pozzo sottomarino. Nel maggio 1996, ricorda Marevivo, tredici esemplari di zifio, un cetaceo di medie dimensioni, finirono morti o morenti sulle spiagge della costa occidentale del Peloponneso, in Grecia, in concomitanza con una esercitazione Nato in cui venivano sperimentati nuovi tipi di sonar a bassa e media frequenza. A finanziare le analisi sarà un progetto di salvaguardia dei cetacei del ministero dell’Ambiente.

Fonte: Il Giornale

sabato 5 dicembre 2009

Periodo di scoperte: nuova specie di Ciprea in Calabria


Piccola, bianca, con tanti puntini rossi sulla superficie. E' la nuova Ciprea, trovata nel Tirreno calabrese, a 108 metri di profondità, nell'area antistante il porto di Vibo Valentia Marina. Un scoperta storica - si legge in una nota - per la biologia marina.

Questa nuova specie di Ciprea non era mai stata avvistata prima nei mari del pianeta. Quindi, non è neanche catalogata. La scoperta è stata fatta dai ricercatori dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nell'ambito del programma Mo.Bio.Mar.Cal (Monitoraggio della biodiversità marina in Calabria) finanziato dalla Regione Calabria. L'area in cui è stata rinvenuta la nuova Ciprea ricade nel Parco Marino Costa degli Dei. La ricerca è stata condotta grazie al supporto di un robot sottomarino (Rov - Remotely Operated Vehicle) comandato dalla superficie, che ha raccolto campioni, immagini e filmati ad alta definizione fino alla profondità di 350 metri.

''Quando l'abbiamo vista per la prima volta - ha dichiarato Simonepietro Canese, responsabile del programma di ricerca dell'Ispra - ci siamo stupiti, perchè non riuscivamo a classificarla in nessuna specie. Così abbiamo mandato le foto all'Università di Genova. E li c'è stata la sorpresa: questa specie non era catalogata. E noi la vedevamo per la prima volta''. ''Con la scoperta del corallo nero avevamo avuto la percezione di una ricchezza straordinaria dei nostri fondali - ha affermato l'assessore regionale all'Ambiente, Silvio Greco. Con i risultati di queste ricerche nei mari calabresi si dovranno riscrivere i libri di biologia marina''.

Fonte www.asca.it e www.mondomarino.net

mercoledì 25 novembre 2009

Sensazionale scoperta nelle acque dello Stretto di Messina

A volte Facebook serve....tra i nostri contatti abbiamo il privilegio di avere Francesco Ciccio Sesso, un apprezzatissimo fotografo subacqueo....mi permetto di riportare sul nostro blog la notizia che lui ha pubblicato sulla sua bacheca.

Sensazionale scoperta nelle acque dello Stretto. Rinvenuta a Palmi da tre subacquei calabresi una colonia della rarissima variante bianca del Corallium rubrum.

Fino ad oggi erano giunte solo sporadiche e frammentarie notizie circa la sua esistenza nel Mare Nostrum, così come in altri mari, acque dove normalmente prolifera la più conosciuta varietà rossa di questo affascinante organismo marino, appartenente al phylum degli Cnidari, alla classe degli Antozoi, alla famiglia dei Corallidi (Ottocoralli) e all’ordine dei Gorgonacei. Ora, di questo corallo "albino", che potrebbe essere identificato come Corallo Bianco, una specie rarissima la cui presenza pare essere legata alla profondità (non inferiore ai 100 ) e alla bassa temperatura delle acque, v’è finalmente traccia documentata anche in Mediterraneo.
Teatro della sensazionale scoperta le acque calabresi dello Stretto; sparuti esemplari di Corallium Rubrum dalla colorazione candida come neve, sono stati rinvenuti e fotografati nei pressi di Capo Barbi, proprio sotto quel maestoso sperone di roccia che è il Sant’Elia, il promontorio che cade vertiginosamente in mare nel tratto della Costa Viola che intercorre tra Palmi e Bagnara. Protagonisti della scoperta, dopo un lungo periodo di ricerche subacquee e di successivi riscontri scientifici, i subacquei del Centro Immersioni Costa Viola Peppe Dato e Rocco Tedesco, coadiuvati nell’occasione dal noto fotografo subacqueo Francesco Sesso che ha avuto il privilegio di documentare, probabilmente per primo, questo stupendo e raro organismo. Gli scatti effettuati alla profondità di circa 100 metri documentano quella che si può a pieno titolo considerare una scoperta scientifica di assoluto valore, una scoperta che sta ancora una volta a testimoniare la buona salute in cui versano i fondali dei mari calabresi e la fantastica biodiversità delle acque dello Stretto.

giovedì 5 novembre 2009

La leccia


Viste le ultime pescate, vediamo di raccontare qualcosa sulla leccia.
Il suo nome scientifico è Lichia amia ed è un pesce possente e nervoso. Il corpo è robusto e appiattito lateralmente ed il muso è appuntito, le mascelle sono lunghe e si estendono sino al margine posteriore dell'occhio. Le scaglie sono piccole e ricoprono tutto il corpo, meno la testa, che è liscia. La linea laterale non è dritta, come nella maggior parte dei pesci, ma ondulata. Questa caratteristica è ben visibile sott'acqua e serve come sicuro particolare di riconoscimento. Le pinne dorsali sono due. La prima ha sette piccole spine separate e la spina ha una membrana lungo il margine posteriore. La prima di queste spine è orientata in avanti. La seconda pinna dorsale è simile invece alla pinna anale ed ha la parte anteriore allungata. La pinna caudale è profondamente forcuta e tradisce inequivocabilmente le abitudini corsaiole di questo destriero del mare, in perenne movimento. Il dorso è bianco bluastro o bianco grigiastro, a seconda dei luoghi in cui l'animale vive; i fianchi e il ventre sono argentati; le pinne sono scure e la linea laterale è nera. Gli individui giovani presentano una serie di strisce trasversali abbastanza distinte. Qualche volta al posto delle strisce possono esserci macchie scure. La lunghezza massima si aggira intorno al metro ed il peso può arrivare a una quindicina di chili e anche oltre. Si riproduce in primavera ed è un feroce predatore, che assale piccoli pesci, sia pelagici, sia costieri.

La Leccia è comune in Mediterraneo e nell'Atlantico orientale. E' un un pesce d'altura che ama le sconfinate distese azzurre e le acque di media profondità, dove insegue i banchi di piccoli pinnuti che costituiscono il suo pranzo preferito. D'inverno vive a contatto delle profondità abissali, ma con la primavera, quando inizia il periodo riproduttivo, si avvicina alle coste in folti gruppi. All'inizio dell'estate, quando termina la riproduzione, la Leccia si ritrova dimagrita e affamata quindi insegue i piccoli pinnuti che trova sul suo cammino fino in acque basse e negli anfratti delle scogliere.

sabato 24 ottobre 2009

Conoscere è proteggere ...

Penso che il titolo di questo post sia il motto di tutti i "divulgatori ambientali"... tutti quelli che per professione/passione cercano di far scoprire le meraviglie di ogni ecosistema presente sul nostro Pianeta.

Si tratta di un obiettivo molto ambizioso perchè non è sempre facile spiegare con un linguaggio semplice come funziona un ecosistema o perchè vediamo un certo animale o un'alga in un posto piuttosto che in un altro o ancora il perchè di certi comportamenti e stili di vita.
La "missione "è proprio questa far conoscere le meraviglie sommerse
Intanto perchè secondo me è inutile tenersi per sè le conoscenze imparate sui libri e/o con l'esperienza diretta, poi perchè la Natura è un qualcosa di sorprendente e prodigioso e per essere apprezzata e vissuta appieno va conosciuta almeno un pò...in fin dei conti noi siamo solo degli ospiti che dovrebbero entrare in punta di piedi...
La cosa fondamentale è la conoscenza, perchè dobbiamo imparare per proteggere per non vedere svanire nel nulla tutte le risorse che abbiamo a disposizione!

La prima risorsa che mi viene in mente pensando al Mare è il pesce: per esempio come possiamo pensare di andare a pescare se non conosciamo le taglie minime dei pesci, i loro habitat, le loro abitudini ed i loro punti deboli?!
La conoscenza della taglia minima ci permette di dare il nostro contributo a salvaguardare gli stock ittici; le altre informazioni ci consentono di programmare la battuta di pesca, fare una previsione sugli "incontri/avvistamenti"...

Per chi va in ARA qualche conoscenza di Biologia Marina permette di non uscire mai dall'acqua dicendo "a questo giro non ho visto niente"....perchè è ovvio che vedo se conosco e se "so vedere e dove andare a guardare"!

Ecco ribadito il motivo di questa sezione del nostro blog ed ecco perchè nei nostri corsi di Pesca in Apnea si dà ampio spazio alla Biologia Marina e abbiamo deciso di organizzare delle serate a tema su questo argomento.

...non siamo pesci...ma vogliamo vedere il Mare con i loro occhi!!

martedì 6 ottobre 2009

Arcano svelato!

Se seguite le avventure della Tribù vi ricorderete che un pò di tempo fa durante un tuffo a Calafuria avevamo incontrato questo lumacone giallo non identificato.

L'arcano è stato svelato: Frà Bisagno è riuscito a dare un nome ed un cognome all'animale.
Si tratta di Phyllidia flava. Ma vediamo di saperne qualcosa in più.
Il suo nome comune è fillidia mediterranea.
Il suo corpo è di colore giallo-arancio, raramente albina, con numerosi tubercoli di colore bianco.
Il ciuffo branchiale è al di sotto del mantello, non visibile.
Raggiunge i 5 cm di lunghezza.

Si nutre di spugne dei generi Acanthella e Axinella

Si tratta di una specie endemica (cioè esclusiva) del Mediterraneo

martedì 22 settembre 2009

Le MAREE e la loro Importanza nella PESCA SUB

Le Maree sono un periodico movimento del livello dei mari dovuto a cause cosmiche,principalmente all'attrazione gravitazionale lunare ma anche solare sulla superficie acquea.
L'alternanza delle maree è di 12 ore e 25 minuti circa quindi si verificano nell'arco delle 24 ore 2 alte maree e 2 basse maree.

Il fenomeno però non è regolare ed è regolato anche dal passaggio della Luna sul meridiano del luogo, questo implica un altra caratteristica che è l'ampiezza della marea (differenza tra livello minimo e massimo raggiunto dalle acque).

Le Maree si distinguono in:
- Sigiziali (Luna nuova e Luna piena dette sigizie) in cui abbiamo l'ampiezza massima;
- di Quadratura ( primo quarto e ultimo quarto dette quadrature) in cui abbiamo ampiezza minima.

Nel Mediterraneo abbiamo una modesta escursione di marea (circa 40 centimetri con punte massime di 1 metro in Alto Adriatico); la fascia di costa tra le escursioni è detta Mesolitorale.
Seppur modesta, questa escursione porta grandi movimenti di masse d'acqua influenzando tutta la vita marina soprattutto interferendo con le abitudini alimentari dei pesci e degli invertebrati: questo porta ad avere dei periodi di maggior "mangianza" e dei periodi di stanca.

E' facilmente intuibile che i flussi d'acqua rimescolando ed ossigenando il fondo portino alla luce nutrienti per tutta la catena alimentare e che in presenza di corsi d'acqua ci siano correnti in entrata ed in uscita di acqua salmastra dovute all'innalzamento o all'abbassamento dovuto alle maree.

Questo porta i pesci ad una maggiore attività alimentare dovuta all'aumentata disponibilità di risorse, normalmente un paio d'ore prima e dopo l'alta marea. Questo è il periodo migliore per la pesca soprattutto di quelle specie predatrici come spigole, ricciole, lecce e pesci serra che cacciano con maggior bramosia ed eccitazione incuranti alcune volte della presenza del pescatore.

Nei 7 giorni attorno alla fase di luna nuova il pesce è più attivo mentre nei 7 giorni di luna piena è meno attivo, nelle quadrature si riscontra una discreta attività.
Tutto questo ci consente di affermare che sicuramente il comportamento dei pesci è influenzato dalle fasi lunari e dalle maree sia tramite l'influenza della luce lunare e sui componenti chimici dell'acqua marina.

Nel 1935 John Alden Knight studiò questi fenomeni e pubblicò una teoria Solunare che relazionava l'attività alimentare dei pesci con i movimenti cosmici di Luna e Sole, infatti esistono Tabelle Solunari per ogni luogo che indicano i giorni migliori e le ore migliori per la pesca.
La pesca in apnea e tutti gli altri tipi di pesca non fanno riferimento a scienze esatte ed esistono migliaia di variabili, quindi tutti gli strumenti possono comunque essere utili per affrontare al meglio una battuta di pesca


Tabelle Solunari le trovate su : www.hobbypesca.com
Tabelle di Marea le trovate su: www.apneamagazine.com

martedì 15 settembre 2009

La lepre di mare


Notturna a Framura e diurna a Livorno...tra i protagonisti c'era lei...la lepre di mare...conosciamola meglio!

Il suo nome scientifico è Aplysia depilans: si tratta di un mollusco molto diffuso in Mediterraneo.
Ha un corpo scuro di colore marrone che si presenta come un ammasso informe quando è raccolta sul fondo, mentre mostra tutta la sua eleganza e sinuosità quando si sposta a mezz'acqua.
Dorsalmente è possibile vedere la conchiglia, trasparente e fragile.

Può raggiungere notevoli dimensioni (anche 25-30 cm) e durante la riproduzione forma lunghe catene di individui dove ognuno può assolvere le funzioni di maschio o femmina.
Le uova sono raccolte in ovature simili a cordoni allungati di colore arancione, noti come "spaghetti di mare"

Si tratta di una specie erbivora che si nutre per lo più di alghe verdi.


video

martedì 1 settembre 2009

Il barracuda


Visti gli incontri framuresi...prendo la palla al balzo per parlare un pò del barracuda.

I barracuda hanno il corpo affusolato, sono dotati di un muso affilato e di una mandibola prominente. La linea laterale è molto visibile e la prima pinna dorsale è composta da cinque raggi spinosi. Il loro aspetto generale ricorda quello dei lucci, infatti spesso viene dato loro il nome di lucci di mare.
La livrea è argentea, con molte strisce scure verticali lungo i fianchi, e pinne brune.
Qualche biologo marino afferma che si tratta di una specie oceanica ben ambientata nelle acque mediterranee a causa dell’innalzamento medio della temperatura marina.

Habitat e comportamento: il luogo d'azione tipico è rappresentato dalle secche, dalle rimonte, dai capi ricchi di correnti e di mangianza con acque temperate, ma si può anche incontrare in bassofondo, attorno a degli scogli affioranti e all'interno delle calette (proprio come è successo a noi.

Il barracuda è comunque un pesce predatore che ama principalmente gli spazi aperti in corrente e il punto statisticamente più probabile d’incontro è lo stesso ambiente spettacolare amato da dentici e ricciole. L’unica differenza, se così si può dire, e che l’affusolato predone preferisce non stare a stretto contatto del fondo e quindi si orienta verso i cappelli delle secche, in una falda d’acqua lontana dal termoclino, a qualche metro dal sommo. La velocità nel nuoto assai elevata gli permette di raggiungere i pesci più piccoli direttamente in acqua libera ma non disdegna cacciare all’agguato, celato dal cono d’ombra di una lama rocciosa e pronto a scattare come una molla sull’ignaro bersaglio. Sono pesci gregari che vivono prevalentemente in grossi branchi riuniti in individui pressappoco della stessa taglia. I barracuda adulti e di grosse dimensioni si possono incontrare in gruppetti di pochi esemplari ma viaggiano anche in solitario, peregrinando dappertutto alla ricerca di cibo.

Il periodo di fine primavera inizio estate è quello che coincide con la riproduzione: è il momento in cui è più facile vedere raggruppati i barracuda in grandi banchi che vagano intorno alle rimonte e si spostano all'unisono.

Gli attacchi agli esseri umani sono documentati ma sono rari, effettuati di solito con un rapido morso che provoca seri danni, ma raramente risulta mortale per la vittima.
Si pensa che l'attacco sia provocato dallo scintillare di oggetti metallici (collane, bracciali, coltelli da sub) che i barracuda scambierebbero per pesce azzurro.

sabato 22 agosto 2009

L'unione fa sempre la forza!


Anche un post precedente aveva questo titolo, ma si era parlato della simbiosi....
In questo post parleremo del fatto che "l'unione fa la forza" è anche il principio per il quale i pesci si riuniscono in gruppi composti da centinaia di individui: insieme per attaccare e difendersi

La strategia di formare un gruppo risulta efficace perchè l'ambiente da controllare è particolarmente ampio e il pericolo può arrivare da qualunque direzione. Essere soli in mare aperto può portare a morte sicura mentre essere in tanti dà una maggiore opportunità di sopravvivenza.

Il banco appare come un grosso pesce.
Il gruppo si chiama banco e al suo interno non ci sono regine o maschi dominanti ed i pesci sono tutti uguali.
Nel banco i pesci nuotano tutti assieme, nella stessa direzione e si spostano con la stessa velocità.
I pesci sono molto vicini tra di loro ma non si toccano mai perchè potrebbero ferirsi visto che la loro pelle è molto delicata. Come riescono a fare tutto questo? Utilizzano la vista e la linea laterale.


In caso di attacco il banco si muove con cambi veloci di direzione che disorientano il predatore: il banco può aprirsi a ventaglio o effettuare un'apertura a fontana con 2 getti che si ricompongono dietro il predatore, oppure formare più gruppi con un numero minore di individui.
In questo modo il predatore non sa proprio che pesci prendere!

Però i predatori hanno affinato diverse tecniche di caccia ai banchi: si radunano formando grossi gruppi che attaccano i banchi da più direzioni inmodo da far disperdere i pesci e per catturare quelli che non riescono a stare uniti al banco

martedì 4 agosto 2009

La beroe ovata

Ultimamente dalle nostre parti l'incontro con la Beroe ovata sta diventando abbastanza comune, quindi vediamo di sapere qualcosa di più su questo misterioso animale.

La Beroe ovata appartiene agli Ctenofori che sono organismi delicati, pelagici, gelatinosi, di grandezza variabile, in genere trasparenti o rosati, alcuni dei quali emettono bioluminescenza e sono fosforescenti di notte. L' aspetto più appariscente è rappresentato dalle delicate iridescenze policrome, dovute ad otto serie di lamelle oscillanti, formate da una serie di ciglia dette pettini (caratteristica fondamentale per questo phylum) disposti longitudinalmente lungo tutto il corpo che consentono gli spostamenti dell' animale. Si nutrono esclusivamente di plancton.


Gli ctenofori sono diversi dagli Cnidari perchè non possiedono cellule urticanti, dette cnidoblasti, ma cellule adesive, i COLLOBLASTI, e quindi NON SONO urticanti

martedì 28 luglio 2009

I pesci pulitori


Un altro esempio di simbiosi sono la collaborazione ed il comportamento dei pesci pulitori.
I pesci non hanno appendici per pulirsi, allontanare parassiti, eliminare le scaglie morte o i residui di cibo. Così, quando serve, ricorrono ai pesci pulitori che sono piccoli ma lunghi, agili e sottili e molto abili nello scovare anche ilp iù piccolo parassita.

Il pesce pulitore è riconoscibile per la colorazione e per il suo tipo di nuoto dandato: esso accoglie il cliente con una danza. Prima di iniziare a lavorare gli nuota intorno andando su e giù e poi lo invita a distendere le pinne e ad aprire la bocca dandogli leggeri colpetti con il muso.
Poi comincia a girargli intorno per lavorare.

Ma anche sott'acqua ci sono delgi impostori che sono sosia dei pesci pulitori: con questo inganno si avvicinano ai clienti ma anzichè ripulirli dai parassiti danno loro un morso sul corpo o sulle pinne. (nel disegno il pesce B è l'impostore)

Anche alcuni gamberetti hanno la vocazione del pulitore: loro sono specializzati nei pesci che vivono a contatto con il fondo come le murene. Con le pinzette che hanno alla fine delle prime zampe sono in grado di fare un lavoro minuzioso.


domenica 19 luglio 2009

L'unione fa la forza

Gli organismi hanno individuato due modalità per unirsi:
- la simbiosi
- la vita di gruppo.

In questo post vedremo qualche esempio di simbiosi...ma intanto cosa vuol dire questa parola?
Significa "vita assieme".

L'esempio più classico di simbiosi è quello che porta alla formazione della barriera corallina che si forma grazie ai coralli costruttori. I coralli vivono in simbiosi con delle alghe microscopiche che si chiamano zooxantelle e che vivono all'interno dei loro tessuti.
Le zoozantelle, grazie alla fotosintesi, producono del materiale che viene mangiato dai coralli che quindi possono crescere e nutrirsi.
In Mediterraneo l'unica madrepora di questo tipo è Cladocora caespitosa (ma questo sarà un altro racconto).

Animali come gamberetti, granchi, pesciolini appetitosi e privi di difese si associano con altri esseri come spugne, meduse, coralli che offrono loro riparo.
Questo tipo di simbiosi viene detto commensalismo: il commensale ricava un vantaggio dall'associazione perchè ha rifugio sicuro e spesso anche cibo. L'ospite è indifferente: può vivere bene anche da solo, al massimo il suo commensale lo aiuta a ripulirsi, ma non è indispensabile.

Spesso è possibile vedere tra i tentacoli della Cassiopea i piccoli di alcuni pesci pelagici che stabiliscono una simbiosi con la medusa. Loro vivono vicino (ma non troppo) ai tentacoli per trovare protezione dai loro predatori ma anche per riuscire a catturare qualcosa da mangiare.









Tra i tentacoli urticanti dell'Anenome dorato vive questo piccolo granchio che solitamente si nasconde vicino alla loro base. Il granchio riceve protezione dall'anemone e si nutre di piccoli pesci. La stessa cosa vale per questo piccolo gamberetto.

A volte sul fondo del mare nascono anche delle strane amicizie come quella della remora con la tartatuga o con lo squalo: la remora ripulisce il suo ospite dai parassiti ed in cambio ottiene da mangiare.

Ci sono poi simbiosi così antiche che i due animali sono diventati talmente dipendenti l'uno dall'altro da non poter più vivere da soli: è come se fossero un organismo solo.

L'esempio più famoso è quello del pesce pagliaccio con l'anemone: il pesce diventa immune alla puntura dell'anemone e usa i suoi tentacoli come nido per le uova e casa. Con il tempo la sua colorazione è diventata appariscente, le sue pinne sono diventate grandi e tonde non permettendogli di nuotare normalmente, quindi se non si potesse infilare nell'anemone sarebbe una facile preda.
L'anemone invece diventa grande, perde la capacità di ritirarsi completamente ma viene difesa dal pesce pagliaccio.
Questo scambio reciproco è il significato della simbiosi!



Pensate che sia finita qui?! Certo che no!! Prossimamente uscirà un altro post in cui vedremo altri esempi di simbiosi che sono legati ai pesci pulitori...quindi tenete d'occhio il blog!

venerdì 10 luglio 2009

La bavosa ruggine

La bavosa ruggine, il cui nome scientifico è Parablennius gattorugine, è uno dei pinnuti che si incontra costantemente sott'acqua. Un pesce dalle piccole dimensioni ma bellissimo da osservare sia per la livrea sia per le sue abitudini comportamentali. E' uno dei soggetti più fotografati anche perchè essendo molto curiosa si avvicina all'obiettivo...
E quindi vediamo di conoscere un pò meglio questo simpatico pescetto.

Caratteristiche. Ha il corpo abbastanza allungato e schiacciato lateralmente, con profilo arrotondato e occhi grandi situati sulla sommità del capo. Anche la bocca è molto grande. Presenta un grosso tentacolo frangiato sulla narice, sotto gli occhi. La pinna dorsale è continua. Sul corpo spiccano da sei a otto fasce verticali bruno-seppia nerastre che si estendono anche sulla dorsale. Talvolta esiste anche una linea mediana longitudinale scura. Le pettorali possono avere punteggiature rosse sulla parte posteriore. Gli esemplari giovanili sono brillantemente colorati. Generalmente raggiunge una lunghezza di 20 centimetri, ma in alcuni casi sono stati trovati esemplari che raggiungono anche i 30 centimetri. E il più grande tra tutti i blennidi.

Dove vive. Ama i luoghi con pietre di medie dimensioni e acque abbastanza basse: può vivere anche in un metro d'acqua. Si riproduce all'inizio della primavera e lascia il maschio a custodire le uova che ha deposto nelle fenditure della roccia. Il maschio, per ossigenarle, crea sopra di esse una corrente d'acqua. Inoltre, il maschio durante il periodo riproduttivo acquista una colorazione cioccolato e sviluppa ghiandole bulbose alla base dei raggi spinosi della pinna anale.

Dopo un mese le uova si schiudono e a partire da metà estate gli individui giovani si stanziano sul fondo.

martedì 30 giugno 2009

La salpa

Nei post sulle Bolle della Tribù abbiamo pubblicato qualche foto che hanno per soggetto le salpe...e quindi approfondiamo un pò la conoscenza con questo pinnuto che si incontra praticamente sempre durante le nostre uscite in mare con e senza bolle!

Il suo nome comune è Sarpa salpa ed è un pesciotto allegro, dal corpo ovale e simmetrico, con il profilo uniformemente convesso. La bocca è piccola e sporgente, proprio sulla punta del muso. In ogni mascella è presente una sola fila di denti taglienti. I denti della mascella inferiore sono triangolari e molto vicini, quelli della mascella superiore sono incavati. La pinna dorsale, come quella di quasi tutti gli Sparidi, è divisa in due parti: la prima parte è composta di raggi spinosi. la seconda di raggi molli. Il colore base è il grigio argento, ma il corpo è ravvivato da dieci a dodici strisce longitudinali dorate e molto luminose, così come sono dorate le pinne. L'occhio è giallo e sopra la base della pinna pettorale è visibile una macchia nera. Può raggiungere una lunghezza di trenta centimetri e qualche volta anche di cinquanta, superando abbondantemente il chilo di peso. Vive in folte tribù (...vedi...non siamo i soli a formare una tribù) a contatto di gomito con i compagni, come se fosse allineata in un plotone militare. E' uno dei pochi pesci erbivori del Mediterraneo; infatti si nutre esclusivamente di alghe e di foglie di Posidonia oceanica.

La riproduzione avviene all'inizio della primavera o nel tardo autunno. In un anno di vita, i pesci raggiungono una lunghezza di circa dieci-quindici centimetri.

Dove vive. È molto comune nel Mediterraneo ed è presente nell'Atlantico orientale dal Golfo di Biscaglia al Sudafrica.
Il suo habitat ideale è quello costiero, dove le alghe si mescolano alle rocce, basta che la profondità non superi i quindici-venti metri. Alla Salpa, infatti, piace la luce del sole, piacciono gli scherzi, il rumore; la confusione provocato dal moto ondoso, le asperità dei fondi tormentati e disseminati di detriti, il verde intenso dei prati di posidonie. Le tane le vanno a genio solo per brevi momenti, ma non devono essere oscuri spechi tortuosi, bensì ampie volte di pietra perfettamente illuminate a giorno. E anche in questo caso la Salpa non ci si soffermerà mai oltre il tempo necessario per attraversarle, entrando da una parte per uscire subito dall'altra. La superficie le piace così tanto, da non abbandonarla neppure quando il fondo è a una quindicina di metri più giù. Piuttosto di niente se ne starà a mezz'acqua, oppure salirà sin sotto la schiuma delle onde, per scendere di corsa verso il fondale, perennemente indecisa e perennemente in gruppo.

giovedì 18 giugno 2009

Le meduse

L'estate è praticamente arrivata...mancano pochi giorni per l'inizio ufficiale...e come ogni anni di questi periodo arrivano loro...le MEDUSE!

Le meduse fanno parte dei celenterati: il loro nome deriva dalla presenza del celenteron che è una vasta cavità corporea esclusiva di questi animali che funziona prevalentemente da cavità digerente.
In generale la principale caratteristica di questi organismi è rappresentata dalla presenza di un'ombrella corredata da una serie di tentacoli di forma variabile.

Durante l'estate ci sono due specie di meduse che si incontrano con molta facilità: Pelagia noctiluca e Rhizostoma pulmo.

Pelagia noctiluca, o medusa luminosa, ha un'ombrella a forma di cupola alta e costellata da verrucosità urticanti. L'ombrella può raggiungere i 30 cm di diametro. Dal margine ondulato partono lunghi e sottili tentacoli, che possono raggiungere anche il metro di lunghezza. Al centro, inferiormente, si notano 4 braccia orali a margini frastagliati che prolungano la bocca. La sua colorazione è rosea o bruno-giallastra. E' considerata pericolosa perchè i tentacoli sono estremamente urticanti; però secondo me la pericolosità è più legata al fatto che questi tentacoli possono essere molto lunghi e difficili da vedere in acqua.

Rhizostoma pulmo, o polmone di mare, ha una grossa ombrella a forma di campana con profilo molto convesso. La superficie esterna della cupola non è urticante. L'ombrella può raggiungere i 60 cm di diametro. Le 8 braccia orali sono grosse e frastagliate ed è proprio dalla loro forma che deriva il nome comune di questa medusa. La colorazione è biancastra opaca a riflessi cerulei ed il margine dell'ombrella è blu-violaceo.

Le meduse generalmente si nutrono di piccoli organismi che catturano con i tentacoli urticanti.

Dopo questa breve descrizione di queste due specie di meduse, un consiglio nel caso in cui veniste pizzicati da un tentacolo: le meduse "pungono" perchè possiedono nell'epidermide dei tentacoli e della bocca degli organelli urticanti detti cnidoblasti che hanno una funzione offensiva/difensiva. Si tratta di cellule che contengono una capsula al cui interno ci sono del liquido tossico ed un filamento avvolto a spirale.
Quando uno cnidoblasto viene sfiorato da un corpo estraneo la capsula si apre liberando liquido e filamento.
Il veleno è termolabile quindi se si mette la parte "ustionata" dalla medusa a contatto con un corpo caldo l'effetto del liquido tossico sparisce in breve tempo. Potete utilizzare acqua calda non bollente, un sasso caldo o della sabbia; l'importante è non sfregare assolutamente ma solo appoggiare la fonte di calore.

Alla prossima!

giovedì 11 giugno 2009

Armi e strategie per vivere

La vita nel mare è una gara continua tra predatori e prede: da una parte c'è chi perfeziona sistemi per procurarsi da mangiare e dall'altra parte c'è chi cerca di difendersi escogitando sistemi che gli permettano di non essere mangiato.
In questa gara senza esclusione di colpi ogni mezzo è lecito...si passa all'uso di armi chimiche fino all'utilizzo delle colorazioni (argomento trattato già in parte nel post precedente).

Noi siamo portati a pensare che il modo migliore per evitare il nemico sia quello di scappare e nascondersi, ma questo non lo possono fare tutti: a volte la preda è un organismo che si muove con difficoltà o addirittura non si muove per niente.
Questi animali non potendo fuggire hanno evoluto una difesa/offesa specializzandosi come produttori di armi chimiche.

Molti pesci hanno spine velenose che sono un ottimo sistema per scoraggiare il predatore. I più famosi tra i pesci velenosi sono gli scorfani. Sono predatori a loro volta, ma a causa della loro scarsissima mobilità sarebbero esposti al rischio di predazione.
Eppure pochi osano mangiarli: la loro pinna dorsale ha delle spine velenose.

Anche la tracina, che vive sui fondali sabbiosi, ha la pinna dorsale con le spine velenose e si comporta come lo scorfano.
I veleni dei pesci hanno una caratteristica comune: dopo la puntura il dolore è forte ed immediato ma il veleno è termolabile quindi si neutralizza con il calore.
Quindi se mai doveste essere punti da uno di questi 2 pesci il metodo migliore per "sconfiggere" il veleno è usare il calore (per esempio acqua calda) e soprattutto non sfregare sulla puntura!

Anche il veleno delle meduse si sconfigge con il calore: il veleno è contenuto in cellule urticanti della pelle.




Anche i nudibranchi sono sgraditi ai pesci e agli altri predatori perchè accumulano sostanze tossiche e/o repellenti nel loro corpo grazie all'alimentazione fatta soprattutto di spugne ed idrozoi.

L'argomento veleni è spesso legato all'uso dei colori: chi è velenoso ha interesse a farsi riconoscere perchè in questo modo eviterà di essere predato. Quindi vengono usate colorazioni appariscenti e difficili da dimenticare.
A volte chi mostra dei colori vivaci non è velenoso ma mente sulla sua vera natura per ingannare il predatore.
Il pesce palla non è commestibile a causa del suo veleno mortale; il pesce lima ne riproduce perfettamente la livrea, quindi il pesce lima sarebbe commestibile ma in questo modo evita di essere mangiato!

venerdì 5 giugno 2009

L'orata


Viste le ultime pescate di Francè e le belle catture di Gianni che avevano come denominatore comune l'ORATA parliamo un pò di questo pesce per saperne un pò di più.

Il suo nome scientifico è Sparus auratus perchè sul capo, tra gli occhi, ha una specie di mezzaluna color oro. Ha un corpo alto, ovale e massiccio. Il profilo è ripido e leggermente convesso.
La mascella superiore è lievemente più lunga di quella inferiore e le labbra sono carnose ed evidenti. Ha da quattro a sei denti conici molto robusti nella parte anteriore di ciascuna mascella, seguiti da quattro o cinque file di denti molariformi nella mascella superiore e da tre o quattro file nella mascella inferiore.

La pinna dorsale è unica, ma mentre la parte anteriore è dotata di spine robuste, quella posteriore è costituita da raggi molli. La coda è potente e forcuta, la pinna pettorale è lunga e sottile. La pinna pelvica ha un raggio spinoso e cinque raggi molli. Il colore è grigio o brunito sul dorso, argenteo sui fianchi, bianco sul ventre. All'origine della linea laterale c'è una macchia scura molto evidente, mentre il bordo esterno dell'opercolo presenta una chiazza scarlatta.
La caratteristica macchia d'oro visibile sulla fronte scompare dopo la morte dell'animale. Può arrivare a una lunghezza di settanta centimetri e a una decina di chili di peso. Solitamente l'orata vive in gruppi costituiti e si ciba di crostacei e di molluschi, che divora in gran quantità, triturandone i gusci con le formidabili mascelle.
La riproduzione avviene in autunno, tra ottobre e dicembre e, al contrario di molte specie che nel periodo degli amori si avvicinano alla costa, essa si sposta in zone più profonde, dove l'acqua è più limpida e più pura.
Si tratta di una specie ermafrodita proterandrica: quindi gli esemplari più piccoli (età 1-2 anni) sono tutti maschi, mentre quelli più grossi (superiori ai 25-30 cm) sono femmine.

L'Orata è diffusa nel Mediterraneo e nell'Atlantico orientale; predilige e acque tiepide e pertanto è facile trovarla lungo la costa d'estate e al largo d'inverno. L'Orata si trova perfettamente a suo agio nelle acque salmastre delle lagune, specialmente dove ci sono i vivai di mitili, con i quali fa lauti banchetti, ma non disdegna neppure i fondali rocciosi, ricchi di scogli, di canaloni e di spaccature. L'Orata non ama le profondità abissali, ma non si lascia sorprendere nemmeno dove l'acqua è troppo bassa: di solito la si incontra dai dieci-quindici metri ai cinquanta-sessanta. Per cui la pesca in apnea è quasi sempre impegnativa e difficile.

venerdì 29 maggio 2009

La colorazione dei pesci


Come promesso cominciamo a parlare un pò della colorazione dei pesci....non riusciremo a dire tutto in una volta perchè l'argomento è veramente molto ampio...però bisogna pur cominciare da qualche parte!

Spesso e volentieri i colori sono associati ai veleni: chi è velenoso ha interesse a farsi riconoscere perchè in questo modo eviterà di essere disturbato.
Invece i pesci, nella maggior parte delle volte, non sono velenosi ma sono comunque molto colorati. Perchè? Qual è il significato dei loro colori?

I colori rappresentano il linguaggio dei pesci che, in questo modo, riescono a comunicare con i pesci della propria e di altre specie.

Alcuni pesci hanno una grossa macchia tondeggiante sulla parte posteriore del corpo: a cosa serve?

Assomigliando ad un occhio, alcuni dicono che serve per confondere il predatore sulla direzione della preda; altri pensano che una grossa macchia faccia pensare al predatore di avere davanti un grosso pesce.








Tante specie hanno una banda verticale che copre l'occhio: in questo modo il predatore non riesce a vedere bene l'occhio ed il muso della preda.
C'è poi anche l'alternanza di strie chiare e scure, con un forte contrasto. In questo modo la sagoma del pesce viene spezzata ed il predatore la confonde con il fondo.

Altri pesci invece indossano la "tuta mimetica" quindi assumono i colori dell'ambiente in cui vivono per non farsi vedere; altri addirittura modificano la forma del loro corpo per essere ancora più mimetici!

Il pesce ago vive in mezzo alla Posidonia oceanica e sembra proprio una foglia!

La sogliola vive sulla sabbia ed ha appiattito il suo corpo che riprende i colori del fondale!


Naturalmente non è finita qui!!
C'è ancora tanto altro da dire...lo scopriremo nella prossima puntata!!