domenica 26 dicembre 2010

Hypselodoris valenciennesi


E torniamo a parlare un pò di qualche animale protagonista dei nostri incontri subacquei (soprattutto con le bombole).
Negli ultimi mesi il protagonista indiscusso degli scatti della Tribù è stato Hypselodoris valenciennesi...vista la sua abbondanza nelle acque framuresi.
Si tratta di un nudibranco che può raggiungere i 20 cm di lunghezza; presenza un corpo grosso e allungato. I 2 rinofori (i cornetti sulla testa) hanno forma lamellare. Posteriormente si apre il ciuffo branchiale, composto da elementi unipennati.
La colorazione di fondo varia dal blu-violetto al verde chiaro. Il bordo del mantello è giallo vivo. Il corpo è costellato da macchie gialle irregolari che tendono a riunirsi tra loro.
La riproduzione avviene nei mesi estivi. Le uova di colore vivace sono avvolte in cordoni gelatinosi. Si nutre delle spugne del genere Ircinia.

Aggiungiamo ora una chicca...perchè non tutti hanno la fortuna di avere il Barbyflex che riesce a scovare anche animali sconosciuti!
Nei suoi tuffi a Framura è riuscito a fotografare l'Hypselodoris picta simile per forma e dimensioni alla H. valenciennesi.
Fino a qualche anno fa Hypselodoris picta, Hypselodoris webbi erano considerate specie diverse da H. valenciennesi; ora sono considerate tutte insieme..
L'incontro con Hypselodoris picta è decisamente più raro.... e solo per pochi eletti (e il Barbiero è un eletto!) Le foto dell'animale raro naturalmente sono del Barbiero!


giovedì 16 dicembre 2010

Biodiversità


Vogliamo rimanere in tema con la mostra di Alberto Balbi intitolata "Scatti di Biodiversità".
Ne approfittiamo per ricordare che la mostra, allestita nell'atrio del Comune di Lerici, inizierà sabato 18 Dicembre e terminerà venerdì 21 Gennaio con l'incontro con l'autore degli scatti.

Ma cos'è la Biodiversità?
Se vogliamo utilizzare una definizione da biologo/ecologo (e precisiamo l'ecologo è colui che studia l'ecosistema...l'ecologista è un'altra cosa...) la Biodiversità è intesa, come “…variabilità degli organismi viventi d'ogni tipo, provenienti da ecosistemi terrestri, marini e da altri ecosistemi acquatici, nonché dei complessi ecologici di cui fanno parte” .

Il ruolo fondamentale della biodiversità come indicatore dello stato di salute di un ambiente e per la funzionalità stessa degli ecosistemi è ormai ampiamente comprovato. Mentre, però, sono disponibili numerosi studi nel campo della biodiversità terrestre, e programmi per la sua conservazione, il problema della sua salvaguardia negli ambienti marini ha sinora ricevuto minore considerazione. È però sempre più evidente che gli ecosistemi marini sono in ugual modo a rischio, e che gli ambienti marini che ricevono la maggiore pressione da parte delle attività umane sono particolarmente esposti al pericolo di perdita di diversità biologica.

Si pensi infatti, che il Mediterraneo è uno dei mari del pianeta maggiormente esposti alle attività antropiche e, nonostante le sue acque rappresentino meno dell'un percento delle acque del mondo, è esposto al quindici percento di tutto il traffico commerciale globale ed al trenta percento del traffico marittimo di idrocarburi.

Ma allo stesso tempo il Mar Mediterraneo è un laboratorio affascinante per lo studio della biodiversità, dando, infatti, alloggio a 10.000-12.000 specie marine (di cui circa 8.500 di fauna macroscopica e 1.300 vegetali). Questa diversità biologica così ricca rappresenta dall'otto al nove percento del numero totale di specie marine al mondo ed ancora oggi se ne rilevano di nuove negli strati marini e nelle aree inesplorate.

Ecco il perchè di questa mostra ed ecco gli ottimi motivi per venire a visitarla!

venerdì 3 dicembre 2010

Le ostriche sentinelle del mare pulito


Nelle acque di Normandia e Bretagna un virus sta facendo strage di molluschi: gli scienziati dell'Infremer (l'Istituto francese per la ricerca del mare) hanno individuato il responsabile che si chiama Ostreid herpesvirus 1 o OsHV-1. Si tratta di un virus che prolifera nell'ambiente adatto allo sviluppo di alghe che costituiscono l'alimentazione fondamentale delle ostriche.
E' un virus che non arreca nessun problema di salute all'uomo: è letale solo per le ostriche. Riesce ad entrare nei molluschi grazie all'azione di un batterio, il Vibrio splendidus, che ne facilita l'insediamento.
Le prime notizie del virus risalgono alla metà degli anni '80 ma all'inizio le ostriche sembrava resistessero bene. Oggi, probabilmente, l'OsHV-1 ha subito una mutazione genetica ed è diventato più forte. Si ritiene che le cause alla base di questa mutazione siano miste ma che alla base ci sia la mano dell'uomo: il cambiamento climatico, l'aumento di inquinamento ed infine l'esagerata popolazione di ostriche negli allevamenti per aumentare la produzione.

L'aumento esponenziale della popolazione di ostriche è dovuto al fatto che proprio l'Infremer qualche anno fa ha brevettato l'ostrica triploide (si chiama così perchè rispetto all'ostrica normale ha un cromosoma in più) è disponibile tutto l'anno, cresce nella metà del tempo rispetto alle ostriche "naturali", è più carnosa e grossa. Nonostante sia frutto dell'ingegneria genetica non è transgenica ed il suo gusto dipende soprattutto dla mare in cui ha completato la sua crescita.

Il problema di base quindi è sempre lo stesso: quando si accelerano troppo i ritmi della natura per produrre non si sa a cosa si va incontro.
Il problema è che il virus non fa distinzione tra ostriche triploidi e naturalii quindi c'è il serio rischio di perdere un altro pezzetto di biodiversità!

Fonte: La Repubblica

giovedì 11 novembre 2010

Pesci tropicali all'Isola di Gallinara

L’isola che si affaccia su Albenga e Alassio è destinata a diventare simbolo di una nuova riserva marina. La Cernia bruna è tornata nel suo habitat naturale, ma i fondali dove ci sono relitti risalenti al V secolo a. C. sono stati colonizzati anche da specie ittiche provenienti da mari più caldi. Pesci come la “bavosa africana”, lo “scorfano di Madeira” e la “donzella pavone” si sono impadroniti in parte del bacino circostante la Gallinara.
Questi sono i risultati di un monitoraggio condotto lungo diverse miglia di costa da  Andrea Molinari, biologo marino, presidente della Cooperativa di ricerca “RSTA” di Genova. L’attenta visione del mondo sommerso ha permesso di evidenziare la presenza di una fauna ittica di ragguardevoli dimensioni. Inoltre è stato anche accertato che è iniziato un consistente ripopolamento delle aree limitrofe a quello che dovrà diventare “parco naturale”, con evidenti benefici per la pesca.
Quindi la grande “tartaruga” che sembra galleggiare a poche centinaia di metri dalla terraferma diventerà simbolo di protezione di quella variegata popolazione ittica che sembra, di giorno in giorno, mutare dando al Mediterraneo l’imprimatur definitivo di mare adeguato anche al vivere di pesci abituati in acque sicuramente più calde. L’incursione termica, certamente, continuerà ad essere al centro della sperimentazione scientifica.

lunedì 18 ottobre 2010

Nuove specie in Mediterraneo


Ormai, sempre più spesso si sente parlare di specie "aliene" in Mediterraneo.
Ma cosa sono?
Sono specie sia animali sia vegetali che provengono da altri mari.
Con l'apertura del Canale di Suez sempre più specie cominciano a colonizzare anche il nostro mare: dal pesce balestra alle donzelle pavonine, all'alga Caulerpa racemosa.

In questo post però vogliamo parlare di una specie che sempre più spesso sta finendo nei cavetti dei pesca sub: il PESCE SERRA.

Il nome scientifico del pesce serra è Pomatomus saltator; le sue dimensioni medie vanno dai 2 ai 5 chili e può superare il metro di lunghezza. Il serra più grosso pescato in Italia pesava 14,5 chilogrammi.
E' un pesce molto vorace, si nutre di aguglie e di cefali: Attacca le sue prede spingendole, in alcuni casi, anche in pochi centimetri d'acqua di modo che non hanno possibilità di fuga.
La sua dentatura è concepita per afferrare e tranciare.
La sua riproduzione avviene con uova pelagiche che si schiudono in alto mare. I piccoli raggiungono la maturità intorno ai 2 kg di peso.

Il pesce serra si sposta in fitti banchi in alto mare e si avvicina solo alla costa dalla primavera fino ad inizio inverno. Predilige secche in alto mare, franate e coste rocciose alte ma anche coste sabbiose in prossimità dei porti, foci dei fiumi dove trova facilmente le sue prede.

martedì 21 settembre 2010

Le spugne


Prendo spunto da questa vignetta per parlarvi un pò delle spugne che sono una delle costanti delle nostre immersioni.

Le spugne sono animali molto semplici: il loro corpo è poco più di un ammasso di cellule immerso in una matrice gelatinosa e rafforzato da uno scheletro composto da minuscole spicole di carbonato di calcio o di silice o di collagene. Non hanno organi o tessuti veri e propri, non hanno un sistema nervoso o organi di senso ed hanno elementi contrattili molto semplici. Infatti mentre tutti gli altri animali vengono definiti Metazoi, le spugne sono definite Parazoi (dal greco para, vicino + zoon, animale).

Si dividono il 3 classi:
Calcaree (con spicole calcaree). Sono di piccole dimensioni (max 10 cm) e solitamente hanno una forma tubulare o a vaso.

Hexactinellide (con spicole silicee a sei raggi). Solitamente vivono a grande profondità.

Demospongie (con spicole silicee e/o di spongina). Questa classe comprende circa l'80% delle spugne attualmente viventi. Hanno varia forma e vario colore.

Quello che salta subito all'occhio delle spugne dopo forma e colore, sono i pori presenti sul loro corpo: gli osti, numeri e piccoli, da cui entra l'acqua e gli osculi, che sono grandi e poco numerosi se non addirittura unici, da cui l'acqua viene fatta uscire.
Osti e osculi fanno parte di un sistema di canali che permette la circolazione dell'acqua all'interno della spugna; tra l'altro la corrente d'acqua che si crea all'interno ha anche la funzione di scheletro idraulico.
Le spugne si riproducono sia sessualmente che asessuatamente: nel secondo caso, da una spugna si formano delle gemme che si possono staccare ma anche rimanere unite alla spugna "madre".
Nel caso di riproduzione sessuata i gameti maschili vengono rilasciati in acqua e catturati da un individuo femminile. Lo zigote che si forma dopo la fecondazione si trasforma in una larva che esce dall'osculo. Questa larva liberamente natante si fisserà al substrato e si svilupperà in una spugna adulta.

Nel prossimo post faremo una breve carrellata delle spugne più comuni in Mediteranneo

venerdì 3 settembre 2010

Gerardia savaglia - falso corallo nero


Gerardia savaglia, il cui nome comune è falso corallo nero, è un Antozoo non molto comune in Mediterraneo che abbiamo avuto la fortuna di incontrare a Portofino. Conosciamo meglio la sua biologia.

Forma colonie ramificate che possono raggiungere notevoli dimensioni (anche un metro di altezza). I polipi sono relativamente garndi, possono raggiungere i 3 cm, e di un colore giallo acceso. Lo scheletro è nero. Vive in fondali rocciosi e detritici ad una profondità variabile tra i 20 ed i 90 metri.
Cresce molto rapidamente, aumentando anche di 8 cm l'anno. Si tratta di una specie protetta e longeva: se ne conoscono individui di 1800 anni!

Pur essendo in grado di secernere un proprio scheletro corneo, questa specie ricopre in genere quello delle Gorgonie. L'insediamento avviene sia su colonie morte sia su quelle vive. I tessuti viventi di queste ultime vengono progressivamente distrutti da Gerardia savaglia.

martedì 24 agosto 2010

Il cavalluccio marino

Visto l'incontro non proprio comune con il cavalluccio marino all'Argentarola durante il nostro full day...scopriamo qualcosa di più su questo strano pesce.

Il cavalluccio che abbiamo avuto la fortuna di vedere ha come nome scientifico Hippocampus guttulatus (ci sono anche altre specie di cavalluccio). Solitamente questo pesce si trova su fondali a Posidonia oceanica o fondi ricchi di alghe, a partire dai primi metri fino a 20-25 m.

Il cavalluccio è caratterizzato da un corpo fortemente compresso che termina con una coda lunga e quadrangolare. Tutto il corpo è ricoperto da anelli ossei muniti di spine e filamenti anche ramificati. Il muso termina con una piccola bocca. Può raggiungere i 15 cm di lunghezza.
La colorazione solitamente è castano scuro tendente al nero verdastro con macchie bianco-celesti, bianco-argento e giallastre. Esistono esemplari con la parte anteriore del tronco gialla o rossa; altri sono interamente gialli o rossi.
La specie è solita afferrare con la coda prensile le foglie di Posidonia o le fronde delle alghe. Nuota lentamente grazie alla pinna dorsale.
Si riproduce tra maggio e luglio, maschio e femmina avvolgono tra loro le code. La femmina deposita le uova nella tasca di incubazione del maschio. La gestazione dura 21 giorni e al termine di essa i neonati sono completamente formati. 

Si ciba di piccoli crostacei.

domenica 15 agosto 2010

Effetto a catena


Riporto una notizia molto interessante uscita sulla rivista Subaqva di questo mese.

Sembra che i cicli biologici delle singole specie interagiscano e si influenzino tra loro anche su distanze grandissime.
Uno scienziato americano ha pubblicato sulla rivista "Procedings of the National Academy of Sciences" un modello matematico che dovrebbe facilitare la gestione delle risorse marine e la loro conservazione.La morte dei mitili di San Diego ha un effetto che si risente rapidamente a Seattle. Anche se nella sua vita la larva di un mitilo si sposta al massimo di un centinaio di chilometri prima di insediarsi nella sua posizione definitiva da adulto, la sua presenza o assenza innesca fenomeni che si propagano come un effetto domino nel raggio di u n centinaio di chilometri. Le specie marine, attraverso fenomeni semplici come l'emissione delle uova e la liberazione di larve, comunicano in una rete globale ed ogni interruzione ha ripercussioni a lunga distanza.

E' proprio vero che la complessità degli ecosistemi è sconfinata!

Tratto da Subaqva Agosto 2010 - articolo di Massimo Boyer

venerdì 6 agosto 2010

La Balena - video

Ieri sera mi sono imbattuta in questo video sulle balene...saranno state le immagini, sarà stata la musica, sarà stata la voce narrante...fatto sta che sono rimasta colpita, per non dire commossa!
Sotto trovate il link del video e ho trascritto in italiano le parole del narratore.

"Più del 90% dello spazio favorevole alla vita è costituito dagli oceani che sono la casa del più grande animale che esiste o sia mai esistito sul nostro pianeta: la balena.
Alcune pesano più di 200 tonnellate, il doppio del più grande dinosauro. Nonostante la loro grossa taglia abbiamo una minima idea di dove viaggiano nella vastità degli oceani e sappiamo poco o nulla su dove vanno a riprodursi.
Il più grande animale del mondo si nutre esclusivamente di krill, uno dei crostacei più piccoli; introducono molte tonnellate in una sola volta e ne filtrano il contenuto. Ogni giorno inghiottono circa 4 tonnellate di krill.
I loro pasti dipendono dalla fertilità degli oceani, ma i cambiamenti minacciano i grandi bloom di plancton da cui dipendono le balene.
Non troppo tempo fa 300.000 balene vagavano negli oceani, ora ne rimane meno del 3%.
Il nostro pianeta è pieno di meraviglie, quando le scopriamo non solo accresciamo la nostra conoscenza ma anche la nostra forza.
Non abbiamo solo il futuro delle balene nelle nostre mani ma anche la sopravvivenza di tutto il mondo naturale in tutte le parti del pianeta.
Possiamo distruggere o possiamo averne cura. La scelta è la nostra"

sabato 24 luglio 2010

Mneopsis leyidi - la "medusa killer"


L'anno scorso avevo scritto un post su Beroe ovata, uno ctenoforo comune nel Mediterraneo, pubblicando una foto che avevo scattato durante un'uscita di snorkeling.
In realtà purtroppo non si trattava di Beroe ovata (avevo cercato la bestiola tra quelle del Mediterraneo) ma di un altro ctenoforo Mneopsis leyidi, ribattezzato "medusa killer".
Questo ctenoforo non urticante fa strage di pesce perchè si nutre di larve di pesci e piccoli crostacei nello stadio giovanile.
Si tratta dell'ennesima specie aliena che entra nel Mediterraneo: Mneopsis leyidi è originaria delle coste atlantiche occidentali. E' stata introdotta accidentalmente, tramite le acque di ballast delle navi mercantili, negli anni '80 nel Mar Nero, nel 1999 è stata segnalata nel Mar Caspio, nel 2006 nel Mar del Nord e nel Mar Caspio.
Ora è arrivata anche da noi!
Io ho già avvistato numerosi individui anche quest'anno (esattamente come l'anno scorso).

Se doveste vederla, segnalate la sua presenza indicando anche il luogo al Prof. Boero la cui mail è boero@unisalento.it. Se riuscite a fare anche una foto è meglio! Oppure scrivere a noi della Tribù!

mercoledì 14 luglio 2010

Paramuricea clavata

E' già da qualche giorno che sentite parlare di Paramuricea clavata...vediamo di conoscerla un pò di più.
La gorgonia rossa, il cui nome scientifico è Paramuricea clavata, è forse la gorgonia più bella, appariscente e grande che possiamo vedere in Mediterraneo.
Si tratta di una colonia di polipi che si dispongono su un unico piano creando dei ventagli che possono superare il metro di altezza.
Il colore dominante è il rosso, ma si possono trovare anche colonie gialle o addirittura bicolori.
Paramuricea clavata si trova su fondali rocciosi a partire da 20 metri, dove l'acqua è meno limpida, o dai 30 metri in siti caratterizzati da un'estrema limpidezza delle acque....quindi noi subacquei del Golfo di La Spezia ci possiamo ritenere fortunati...visto che possiamo vedere questi ventagli già dai 18 metri!

Si nutre catturando con i polipi il materiale in sospensione nell'acqua, quindi Paramuricea clavata, come tutte le altre gorgonie, si trova dove c'è un pò di idrodinamismo (magari in un altro post approfondiremo questo discorso...). La sua crescita dipende dalla quantità di nutrienti e mediamente è stata stimata in 3 cm/anno (anche se in alcuni casi cresce molto di più).

Solitamente emette le uova a fine giugno in base ai cicli lunari e le uova si insediano vicino alla colonia madre.

giovedì 1 luglio 2010

Avvistata una foca monaca nel Parco di Portofino

Dopo l'avvistamento di questa primavera in Adriatico, ecco che la foca monaca ha fatto "capolino" anche nel Parco di Portofino!
Sotto, cliccando sull'immagine, trovate l'articolo dove è stato raccontato questo incontro emozionante!!
Notizie come questa, soprattutto dopo quella del disastro petrolifero nel Golfo del Messico (di cui si sente parlare sempre meno...ma la catastrofe è sempre in atto), riempiono di gioia!

lunedì 21 giugno 2010

Battaglia coi bracconieri per salvare il tonno rosso


UNA NOTIZIA TROPPO IMPORTANTE PER NON ESSERE DIFFUSA!

La stagione di pesca si è ufficialmente chiusa il 14 Giugno ma molte barche hanno continuato.

L'organizzazione Sea Sheperd, fondata dal comandante Paul Watson, ha sfidato in mare aperto 2 pescherecci libici fino allo scontro fisico e centinaia di animali sono stati liberati dalle reti. Il tutto documentato da un gruppo di giornalisti europei e da Vanya, il cameraman assistente di Claude Lelouch che sono stati fatti imbarcare sulla Steve Irwin (la nave di Watson).

Questa è l'anticipazione dell'intero articolo del quale trovate il link sotto.

giovedì 17 giugno 2010

La Rete dei Parchi Marini in Liguria

Venerdì 4 Giugno, presso la Sala Nautilus dell'Acquario di Genova, è stato ufficialmente sottoscritto il protocollo d'intesa che istituisce la "Rete dei Parchi Marini in Liguria", un network di cui fanno parte tutte le aree marine protette liguri, siano di istituzione nazionale, regionale o comunale: da Capo Mortola a Portovenere, dall'Isola di Bergeggi alle Cinque Terre, passando per Portofino.
Gli scopi di questo network sono 3:
- favorire e sostenere scambi di conoscenze ed esperienze e conoscenze di tipo gestionale
- promuovere studi in campo ambientale e marino per la tutela degli habitat e per una loro gestione ecocompatibile
- divulgare sensibilizzare e comunicare al grande pubblico la cultura del Mare.
A breve sarà on line il sito web dedicato alla Rete dei Parchi Marini in Liguria.

giovedì 27 maggio 2010

Polpi o polipi?

Spesso e volentieri si sente parlare di polipo e polpo come se fosse la stessa cosa...in realtà non è così...anzi gli organismi identificati da questi nomi sono molto differenti tra loro e separati da molti gradini della cosiddetta scala zoologica.

Ma in cosa consiste questa grande differenza? Beh, è sufficiente guardare alcune foto di questi organismi per accorgersene. I polpi (senza i) sono i molluschi cefalopodi con otto tentacoli che sono maestri di mimetismo e di furbizia oltre a essere i più intelligenti degli invertebrati. 
Molto più trasformisti sono i polipi (cosa vuol dire avere una vocale in più!) anche se la loro struttura è molto semplice. Immaginate un sacchettino più o meno cilindrico circondato da una corona di tentacoli lisci o pennati e avrete davanti a voi un polipo. In apparenza un polipo può essere insignificante, ma in realtà questa semplice struttura può apparire in molte forme diverse. Non ci credete? Allora provate ad abbinare un'immagine a ciascuna di queste parole: medusa, idroide, pennatula, madrepora, gorgonia, attinia, anemone, cerianto. Tutti questi organismi macroscopici fanno parte della classe degli Antozoi, 6.500 specie.

A questo punto non avete più scuse....non potete più sbagliare!!!

venerdì 7 maggio 2010

Le balene puliscono gli oceani


Sembra che le balene favoriscano la proliferazione di fitoplancton e mitighino in parte l'inquinamento marino.

Secondo i ricercatori dell'Australian Antartict Division le feci delle balene sono addirittura in grado di rimediare parzialmente all'inquinamento marino e di frenare il riscaldamento globale. Quindi l'incremento delle popolazioni di balene avrebbe un benefico effetto indiretto sull'ecosistema, aumentando la capacità di assorbimento dell'anidride carbonica da parte degli oceani.

Prima che incominciasse il commercio delle balene, risalente al secolo scorso, questi cetacei consumavano circa 190 milioni di tonnellate di krill all'anno convertendolo in circa 7600 tonnellate di escrementi ad alto tasso di ferro che a loro volta incoraggiavano la crescita di fitoplancton in grado di assorbire l'anidride carbonica.

Il fitoplancton è l'unico alimento del krill ed è un insieme di organismi autotrofi fotosintetici che grazie alla luce del sole riescono a sintetizzare sostanze organiche, carboidrati e ossigeno, a partire da sostanze inorganiche disciolte in acqua, l'anidride carbonica e il ferro.

Il fitoplancton è il responsabile del 5o% dell'emissione di ossigeno di tutti i vegetali dell'intero pianeta.

Quindi le balene mettono in moto un ciclo del ferro fondamentale per l'ecosistema oceano

Fonte: http://www.mondomarino.net/ il corriere della sera

giovedì 29 aprile 2010

Janolus cristatus

Visto il ritrovamento del Barbiero di un esemplare di Janolus cristatus, vediamo di saperne un pò di più su questo nudibranco il cui avvistamento non è molto frequente.
Si tratta di un nudibranco che vive nelle batimetriche comprese tra la zona di marea ed il coralligeno (quindi più o meno fino ai 40-50 metri di profondità). E' stato segnalato in tutto il Mediterraneo e anche nelle acque della Norvegia e vive su fondi duri ricchi di fango.
Si nutre di briozoi del genere Bugula.
Questo bellissimo nudibranco è inconfodibile grazie alla forma dei suoi cerata gialli o arancioni che ricordano vagamente delle lampadine: al loro interno è possibile vedere in trasparenza l'apparato digerente.
Tra i 2 rinofori è visibile una cresta chiamata caruncola che ha funzione sensoriale.
Foto: Alex Barbiero

lunedì 26 aprile 2010

Piattaforma inabissata nel Messico


Si sta trasformando in un disastro ambientale senza precedenti la fuoriuscita del greggio causata dall'incendio e poi dal crollo della piattaforma della BP, situata nel Golfo del Messico. La piattaforma petrolifera Deep Water Horizon è affondata il 21 Aprile dopo una violenta esplosione, seguita da un incendio che ha tenuto impegnata la Guardia Costiera per ore.

La piattaforma conteneva quasi 3 milioni di litri di petrolio ed estraeva 90 mila litri di greggio al giorno.

La compagnia ha inviato 30 navi "spazzino" che stanno cercando di arginare la chiazza di greggio con reti speciali, ma l'operazione si sta rivelando più difficoltosa del previsto

mercoledì 14 aprile 2010

Delfino ucciso a fucilate


La notizia sta rimbalzando dappertutto e purtroppo si tratta di una news veramente brutta!

Un delfino è stato ucciso a fucilate davanti alle spiagge di Siniscola (Cagliari). L'animale è stato raggiunto da 8 colpi di fucile. Si pensa che il delfino sia stato preso di mira da un peschereccio. Quello che c'è di certo, in quanto accertato dai veterinari, è che i colpi sono stati sparati a distanza ravvicinata. Gli esperti del Centro di Ricerca sui Mammiferi Marini (Crimm) di Porto San Paolo hanno prelevato campioni dalla carcassa del delfino, lungo poco più di 3 metri e di circa 30 anni di età. Naturalmente le indagini sono in corso.

E' semplicemente una vergogna che accadano cose di questo tipo!

giovedì 1 aprile 2010

La Manta: il pesce alato



Quando non si riesce ad andare in acqua si gironzola su internet ed ho trovato questo video bellissimo dedicato alle mante.
Si tratta di un breve documentario sulla biologia di questi pesci incredibili. Le immagini sono veramente emozionanti!

BUONA VISIONE!

video

giovedì 18 marzo 2010

E' tornata la foca monaca in Adriatico

Finalmente una bella notizia!!
La foca monaca è tornata ad abitare l’Alto Adriatico. In seguito a una serie di sporadici avvistamenti avvenuti nel corso degli ultimi due anni, adesso è stata finalmente accertata la presenza di una coppia di Monachus monachus, che ha preso alloggio in una grotta a mare lungo la costa del Parco naturale di Capo Promontore, in Istria. Sono un maschio, una femmina e, quasi certamente secondo i biologi, un cucciolo.

La femmina era già stata avvistata proprio un anno fa; adesso, dopo i risultati degli ultimi avvistamenti, il governo di Zagabria ha emanato una serie di provvedimenti di tutela, tra cui il divieto d’immersione - sia in apnea che con le bombole - e di pesca nell’area antistante la costa.

La foca monaca è a rischio di estinzione, in natura se ne contano poco più di 500 esemplari e la sua ricomparsa lungo le coste dell’Istria è un avvenimento non solo dal punto vista strettamente ecologico e scientifico, ed è destinata a mettere in moto tutta una serie di inziative indotte.In tempi più felici per gli equilibri naturali l'areale di diffusione della foca monaca comprendeva tutto il Mediterraneo, il Mar Nero, le coste atlantiche di Spagna e Portogallo, il Marocco, la Mauritania, Madera e le Canarie. Ma nel corso del '900 l’areale si è drasticamente ridotto e la foca monaca sopravvive ormai in poche isolate colonie solo in Grecia, Turchia, nell'Arcipelago di Madera, in Marocco e Mauritania e, adesso, tra le isole e la costa croata.

La foca monaca predilige i tratti di mare vicini alle coste e non disdegna brevi incursioni a terra. È un animale diurno, che dorme in superficie in mare aperto e qualche volta si stende sul fondo per poi risalire a respirare. La sua dieta è fatta di pesce e molluschi, soprattutto polpi. Ha solo due grandi nemici: l’uomo e lo squalo bianco. Il primo, a detta degli stessi biologi, decisamente più pericoloso del secondo. Le femmine hanno un ciclo di riproduzione di circa 12 mesi e partoriscono e allattano un cucciolo all’anno in grotte vicine al mare o in spiagge riparate. I giovani entrano in acqua a circa 15 giorni dalla nascita e le prossime settimane saranno cruciali per sapere se la coppia che ha scelto Capo Promontore ha avuto un figlio oppure no.


martedì 9 marzo 2010

Il destino delle barriere coralline


Dati scientifici alla mano, sembra che i mari acidi scioglieranno le strutture carbonatiche delle barriere coralline che cominceranno a disgregarsi entro fine secolo perchè l'aumento dei livelli di anidride carbonica nell'atmosfera renderanno più acidi gli oceani.

Lo afferma una ricerca della Carnegia Institution dell'Università di Stanford che individua un momento di transizione per la salute del corallo, in cui la capacità del corallo di crescere viene sopraffatta dalla velocità con cui si scioglie.
In base ai risultati della ricerca, le barriere coralline dovrebbero sciogliersi quando la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera arriverà a 560 parti per milione (ppm); oggi siamo a 338 ppm e si dovrebbe arrivare a 560 entro fine secolo.
Il gruppo di Stanford ha studiato una barriera di corallo del Mar Rosso, calcolando la sua reazione all'acidificazione delle acque e la ricerca mostra che la capacità del corallo di costruire nuove strutture dipende soprattutto dall'acidità dell'acqua e in misura minore dalla temperatura.

Questa notizia è veramente allarmante visto che le barriere coralline rappresentano un ecosistema fondamentale a livello globale; ma la notizia è ancora più sconvolgente se si pensa che un reef è una ricchezza per il paese che lo possiede e per tutta l'umanità.
La conferenza Diveritas, svoltasi a Città del Capo (Sud Africa) ha cercato di calcolare quanto vale un reef sano: un ettaro di barriera corallina può fornire ogni anno alla comunità servizi il cui valore complessivo è tra i 130.000 e 1.200.000 dollari USA all'anno. Su scala mondiale significa 172.000.000.000 dollari USA l'anno.

Quindi oltre ai motivi ambientali (sempre poco considerati) abbiamo motivazioni economiche molto valide per proteggere i reef!

mercoledì 24 febbraio 2010

Lo squalo bianco è quasi estinto


Lo squalo bianco è a rischio estinzione! Secondo uno studio dell'Università di Stanford ne sono rimasti meno di 35oo esemplari (un numero inferiore a quello della tigre).
A pubblicare questo dato allarmante sono gli stessi biologi marini che hanno scoperto che questo animale può percorrere distanze fino a 18000 km, andando da nord al sud Pacifico oppure dal Sud Africa all'Australia impiegando circa 9 mesi.
A minacciare questa specie è soprattutto la pesca

Fonte: www.mondomarino.net

venerdì 5 febbraio 2010

La caccia delle sardine

Ecco un video che mi ha entusiasmato! Delfini, squali e l'attacco aereo degli uccelli ad un banco di sardine.

In mare la lotta per la sopravvivenza è spietata: da una parte i predatori che mettono in campo tutte le loro tecniche di pesca, dall'accerchiamento ai colpi di coda sull'acqua per stordire le prede agli scatti fulminei all'interno del banco. Dall'altra parte le sardine che cercano di muoversi all'unisono con rapidi cambi di direzione divedendosi anche in gruppi più piccoli per disorientare i predatori!

Le immagini sono veramente strepitose e fanno ricordare che anche in questo momento in qualche parte del mondo ci sono pesci che stanno combattendo la loro quotidiana lotta per la vita!


BUONA VISIONE!

video

martedì 26 gennaio 2010

La spigola


La spigola comprende 2 specie: la spigola comune, Dicentrarchus labrax, e la spigola macchiata, Dicentrarchus punctatus. Le spigole, a differenza di tutte le altre specie che appartengono alla famiglia Serranidae, hanno 2 pinne dorsali invece che una sola, la prima tutta formata da raggi spinosi e la seconda da raggi molli.

Questo pesce è presente in tutte le coste del Mediterraneo e predilige le acque costiere dai fondi sabbiosi e ciottolosi ma non disdegna estuari e lagune costiere.

Descrizione: la specie è caratterizzata da una sagoma allungata e leggermente compressa sui fianchi. Il capo è robusto e con muso appuntito, la bocca è ampia e protrattile. Entrambe le mascelle hanno numerosi denti sottili ed aguzzi che consentono la cattura di piccoli pesci e molluschi di cui si nutre.
La colorazione dominante è il grigio che da scuro sul dorso diventa grigio-argenteo sui fianchi e quasi bianco sul ventre. Sono presenti numerose macchie nere disposte irregolarmente sia sul dorso sia sui fianchi. Le pinne sono azzurrognolo-grigiastre.
La sua lunghezza media è di circa 50 cm.

Abitudini: vive in acque costiere poco profonde, è una specie carnivora e vorace.

La spigola presenta una netta distinzione nei due sessi; si riproduce tra dicembre e febbraio con l'intervento di più maschi per la fecondazione delle uova di una sola femmina. La maturità sessuale viene raggiunta nel secondo anno di vita nei maschi alla lunghezza di 23-30 cm e al terzo anno nelle femmine alla lunghezza di 31-40 cm.
Dopo soli 3 giorni di incubazione si schiudono le piccole larve che fino a giugno rimangono nelle acque costiere vicino agli estuari.

domenica 10 gennaio 2010

Catturata super aragosta in Gran Bretagna


E' stata catturata una delle aragoste più grandi mai viste a largo della costa britannica di Dartmouth, nel Devon, in Gran Bretagna: la sua lunghezza raggiunge un metro circa. Si tratta dell'esemplare più grande visto negli ultimi 80 anni, nonché una delle aragoste più lunghe d'Europa.La gigantesca creatura marittima è finita nella rete del pescatore britannico Simon Sharp, 42 anni, che l'ha immediatamente rimessa in mare dopo averla fotografata con il cellulare: «Si vedeva che era una bestia vecchiotta» ha spiegato Sharp «Non sarebbe stata buona da mangiare, era dura come il cuoio. Se l'avessi portata a riva per pesarla e misurarla per bene l'avrei probabilmente danneggiata, e dunque ho preferito liberarla subito».Il pescatore stima che il mega-crostaceo abbia circa cent'anni, e che sia lunga più o meno un metro, con tenaglie larghe 15 cm. Attualmente l'aragosta più grande mai vista in Europa rimane quella catturata in Cornovaglia nel 1931, che misurava 1,26 metri e pesava nove chili.
Fonte: liberonews.it e www.mondomarino.net

mercoledì 6 gennaio 2010

La colonizzazione

Gironzolando su internet ho trovato questo breve documentario molto interessante che spiega come gli organismi marini siano in grado di colonizzare le strutture che vengono costruite in mare.

Per i biologi si tratta di un argomento fondamentale sia per quanto riguarda gli effetti che l'attività umana ha sulle risorse marine e sia per capire come funziona l'ecosistema "mare". Infatti a partire dai pali dei moli fino ad arrivare ai relitti, ogni superficie sommersa diventa "terreno fertile" da colonizzare, partendo da forme di vita più semplici come alghe, spugne e briozoi fino ad arrivare ai coralli e ai pesci.
Nel caso dei relitti, le lamiere scomposte, divenute ormai parte integrante del fondale, sono ricoperte da milioni di esseri che hanno colonizzato il relitto, trasformandolo in un colorato e suggestivo monumento vivente o in un brandello indistinguibile del reef.

Grazie agli studi sulla colonizzazione delle strutture sommerse si è molto diffusa la "moda" di affondare delle strutture o di realizzare delle barriere sommerse per favorire la biodiversità soprattutto sui fondali sabbiosi.

In Italia, per esempio, negli ultimi 20 anni sono state realizzate oltre 20 barriere artificiali su fondali sabbiosi che avevano soprattutto lo scopo di incrementare la produzione ittica.

Ma ora godetevi il video!

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